venerdì, 05 settembre 2008 - 11:51
Il mio lungo silenzio è dovuto anche a questo. C'è ancora parecchio da dire su "Mani Nude", e alcune cose sono... beh, sono. Intanto, visto che ormai la notizia si è diffusa, pubblico un fotogramma del book-trailer del romanzo che abbiamo girato negli scorsi giorni a Roma. Per scaramanzia non ne parlerò oltre, niente nomi, niente date, niente buoni e cattivi propositi. Anche se, di nome, uno in effetti posso farlo: quello che vedete qui sotto è Batiza.

sabato, 16 agosto 2008 - 22:07
Era stato chiaro da subito che non sarebbe sceso da solo da quel ring. Ed era stato altrettanto chiaro che chi rimaneva lì dentro finiva sul trabiccolo del Memente. Minuto aveva sprecato un massimo di quattro secondi di immobilità prima di dire: «Il Creolo».
E Batiza si era buttato giù senza nemmeno valutare l’altezza, addosso al Guardiano che rinculava, alzava il braccio ma non abbastanza in fretta da non farselo spezzare. E la pistola cadeva a terra. Batiza l’aveva guardata, ma pure in quella situazione non aveva avuto il coraggio di toccarla. La mano di Minuto era volata rasoterra a raccoglierla e senza nemmeno prendere la mira l’aveva alzata e aveva colpito nel centro della testa l’uomo grassotto. C’erano state delle grida e un momento di panico. L’uomo aveva preso per mano Batiza appoggiandogli il manico appiccicoso del coltello all’interno del palmo. C’erano stati diversi spari ma la corsa dei due attraverso la folla, in mezzo alla folla, calpestando chiunque li rallentasse troppo, era continuata. Minuto davanti e Batiza dietro. L’uomo non si dirigeva verso una delle uscite, puntava uno Scagnozzo che apparteneva all’Organizzazione rivale. Gli si buttò addosso e in perfetta simbiosi lo stesso fece Batiza, le loro mani strette intorno al serramanico fecero il resto. Lasciarono il coltello insieme al cadavere dell’uomo e Minuto infilò nelle braghe cinesi di Batiza una seconda pistola fredda e pesantissima. Passarono dagli spogliatoi sentendo voci confuse, impastate, distanti, che li seguivano. Correvano verso una porta antipanico.
«Ora io la apro. Lì dietro se siamo fortunati ce n’è solo uno, se hanno sentito gli spari di solito il secondo corre verso l’ingresso. Ma se sono due spari tu al secondo. Capito?»
«No.»
«Io apro, sparo al primo e tu spari al secondo.»
Batiza scattò, ignorando l’ordine, troppo giovane e veloce perché Minuto potesse raggiungerlo, diede una spallata alla porta antipanico e si buttò a terra. Sentì il rumore dell’esplosione e qualcosa che gli schizzava a fianco. Poi un secondo sparo sordo. E le mani di Minuto a raccattarlo da terra.
«Sei un maledetto testone!»
«Io non sparo, io non so sparare, Minuto, io non sparo!»
«Corri! Sai almeno correre?»
Così si buttarono in un campo di sterpaglie, bassi, mezzi nudi, uno scalzo. E dietro voci e luci, ma poi…
… poi…
poi una sirena.
E la risata. La prima vera risata forte, trionfale di Minuto. L’uomo correva a torso nudo con due pistole in mano, sangue non suo dappertutto, felice perché qualche cittadino zelante aveva riconosciuto la differenza tra un petardo e uno sparo. E aveva chiamato la polizia.
lunedì, 11 agosto 2008 - 14:28
Più il tempo passa e più io sento dire cose bizzarre su questo romanzo. "Reazionario" è l'ultima. Addirittura c'è stato chi mi ha fatto un parallelo con "Gomorra" (su che base non si sa). Quando faccio gli incontri col pubblico sono sempre molto chiara, quasi didascalica, su quali fossero i temi che volevo trattare:
LA NORMALITA': che cos'è "normale"? Per un cacciatore è normale sparare agli uccellini, io se ne vedo uno che lo fa prima urlo, poi mi sento male e poi probabilmente infrangerei qualche legge del codice civile o penale. Per i contadini è normale tirare il collo alle galline. Per un signore trentino che conosco è normale allevare caprette, dar loro un nome, coccolarle, vezzeggiarle e un giorno sventrarle per mangiarsele. Per Giovanni Brusca era normale sciogliere la gente nell'acido. Per molti malavitosi (soprattutto quelli appartenenti alle cosche) è normale fare una pennichella, cenare, mettersi il casco integrale, prendere la pistola, arrivare davanti a un bar, sparare a chi si deve sparare e poi tornare a casa e guardarsi la tv. Il concetto di "normalità" varia a seconda di ciò che è il nostro quotidiano, e qui passiamo al secondo tema.
LA CATTIVITA': "L'isola dei famosi" insegna che un uomo tolto dal suo habitat naturale cambia. Alcuni si adattano, altri danno il peggio di sé stessi (questi sono la maggioranza). Il livello di adattabilità da cosa dipende? Dall'età? Secondo "Il signore delle mosche" direi di no. Dall'intelligenza, dal livello culturale? Dalla dose di istinto, da quella parte ferina racchiusa in noi? Davide si adatta perchè è un bamboccione, perchè non è un adulto e non è più un bambino, perchè è buono di fondo, perchè vuole facilmente bene e si fa facilmente voler bene. Davide è un'anima semplice e questo gli consente di accettare le cose per quelle che sono.
LE REGOLE: che la società non funzioni è un fatto. Che ma mafia funzioni è altrettanto un fatto. Ogni organizzazione malavitosa ha regole ferree. Vero è che chi sgarra non fa una bella fine, e sarà forse questo, oppure sarà dell'altro, ma in sostanza il succo è che nella malavita le regole si rispettano e le cose funzionano, magari non come un orologio ma funzionano. Mi ci interrogo spesso. La mafia funziona. A modo loro il Fascismo e il Nazismo hanno funzionato. Il Comunismo in Cina mi sembra ancora reggere bene. La costrizione paga, la libertà, nemmeno quella fittizia no. Alla fine, tolto quel dettaglio dei combattimenti, che cosa mancava ai lottatori per essere felici? La tv?
I RIFERIMENTI: tema spinosetto. Era Conrad quello delle anatre? Non importa. Un pulcino segue sempre la prima figura che vede muoversi. La segue e la imita. Ciascuno di noi ha un riferimento, e a una certa età il tipo di riferimento è cruciale. Chi ha il culo di incontrare un professore da "Attimo fuggente" probabilmente avrà la strada spianata. Chi trova un prete attivista anche (non parlo di preti che stanno in parrocchia, parlo di quelli che ti portano in giro a dar da mangiare nelle mense oppure a dare una mano nei centri d'accoglienza). Chi ha un fratello maggiore figo che si prende la briga di indicarti la vita ha fatto bingo. Non a tutti va bene. Il bulletto del quartiere, un padre violento o semplicemente rigido, distante, un professore stronzo che odia il suo lavoro e la sua materia... Non sono moralismi, sarebbe carino poter credere che uno si voglia fottere la vita per scelta, ma invece la piega che prendiamo deriva sempre da un riferimento. E ciascuno ce l'ha, anche chi non ce l'ha. Scova il riferimento dei tuoi 14, 15, 16 anni e capirai chi sei e perchè lo sei. E' la natura umana, e funziona così.
lunedì, 11 agosto 2008 - 00:48
E svelerò il progetto che mi tiene lontana da questo blog.
Pazientate, è questione di giorni.
venerdì, 25 luglio 2008 - 20:22
Dopo l’incontro fu necessario l’intervento di Frankenstein, perché il ragazzo respirava male.
«Mi sento un peso sul petto. Cos’è?»
«Ora vediamo, ora vediamo, dobbiamo andare via di qui, va bene?»
«Sì, ma non è che muoio, vero?»
«Non ancora.»
Lo aiutarono a uscire appena in tempo per vedere il furgone del Memente che si allontanava.
«Perché era venuto? Chi lo ha chiamato? Pensavate che perdessi?»
«Non pensavamo niente, è la prassi, stai calmo.»
«Non era la prassi, prima» ansimò vistosamente Batiza.
Frankenstein lo fece sdraiare sul sedile del Furgone così com’era, tutto impiastricciato di sangue e con le braghe cinesi da buttar via.
«Prima di che?» chiese distrattamente.
«Prima che Minuto scomparisse.»
Il ragazzo si levò a sedere e afferrò il medico per un polso.
«Piccolo bastardo, tu non hai niente» gli sussurrò il
Dottore, e da queste poche parole Batiza capì che era dalla sua parte.
«È Minuto che mi ha insegnato a fingere di stare male. E non solo di sentire dolore, ma anche…»
«Allora fammi scendere.»
«Franco.»
Era la prima volta che lo chiamava per nome, e a Frankenstein fece un certo effetto.
«Fammi scendere…»
«Franco, non ti faccio niente, mi hai fatto toccare la cistifellea, ricordi? Sono cose che non si dimenticano.»
Anche la tecnica della sdrammatizzazione gliel’aveva insegnata Minuto. Infatti al Dottore scappò un sorriso.
«Fammi andare. Davvero.»
«Dov’è Minuto?»
L’uomo si guardò furtivamente alle spalle e gli appoggiò due dita sul collo come per sentirgli il battito.
«Dimentica Minuto. Ricorda i suoi insegnamenti ma lui dimenticalo. Non tornerà.»
«Perché?»
La maschera era andata in pezzi e il tono disperato indusse il medico a rassicurarlo, ma per la ragione sbagliata.
«Stai tranquillo, i grandi capi vanno pazzi per te. Tu non corri nessun rischio.»
Il portello si spalancò e le figure di Claudio e del Creolo si stagliarono contro la notte.
«Sembrava un pneumotorace, invece è una banale insufficienza
respiratoria dovuta allo stress. È ansioso, questo ragazzo.»
Uscì veloce dal Furgone e il portello si richiuse per aprirsi solo davanti alla Garganella. Batiza percorse il tratto dalla porta rossa allo Stanzone con lentezza. Minuto non c’era più. Minuto doveva dimenticarselo. Minuto che era tutto quello che aveva.
Mi aveva messo in guardia. Ma davvero era troppo tardi.
Mancavano un paio d’ore all’alba, rientrò nel buio quasi totale, eppure a una prima occhiata gli sembrò che lo Stanzone fosse diverso, anche se non avrebbe saputo dire come. Poi Scottex accese la sua lampada e capì: c’era un letto in meno, Castore non era rientrato.
Fu allora che i Cani cominciarono a morire.
giovedì, 24 luglio 2008 - 19:09
Ci sono delle regole ferree in questo libro. Ambientato nel mondo della malavita, sia DENTRO che FUORI, non esistono quasi i nomi. Tutti i personaggi, ad eccezione di Davide Bergamaschi, il signor Cardamone, Annalisa, Franco, Calogero Spallavena, Ivano, Sabrina e pochi altri, non hanno nomi ma soprannomi. Persino i Guardiani Bruno e Claudio non si chiamano in realtà ne' Bruno ne' Claudio. E così abbiamo Batiza e Rafaelo, Basso, Felix, il Grillo, Tarquinioilsuperbo, Castore, Scottex... Ma in questo mondo di identità negate e di maschere c'è uno spazio a parte per due personaggi, che non hanno ne' un nome ne' un soprannome: il Vecchio e il Biondo. Sono personaggi da maneggiare con cura, come la nitroglicerina, perchè sono un po' specchietti per le allodole e un po' veri punti interrogativi, chiavi di volta: se li conosci vieni a sapere tutto, o almeno così sembra.
Il Vecchio. Un uoomo ricco, almeno in apparenza, elegante e con un buon parrucchiere. Si appoggia a un bastone di cui forse non ha bisogno e segue gli incontri di Batiza con voracità rapace. E' sua la voce che Batiza sente in due occasioni ben distinte? Quella voce chioccia e cantilenante? E' la sua? Davvero? Tutto porterebbe a pensarlo. Quello che è certo è che il Vecchio e Minuto si conoscono, si capiscono al volo, che Minuto si muove a un solo cenno del Vecchio. E che il Vecchio ha profondamente a cuore la sorte di Batiza. Qualunque essa sia.
Tanto il Vecchio è distaccato e inarrivabile, incomprensibile, tanto il Biondo è plateale e roboante nelle sue apparizioni. Il Biondo, il solo che odia Batiza. Perchè? Questa risposta potrebbe essere la spiegazione di ogni cosa, ma Batiza forse rappresenta semplicemente agli occhi del Biondo tutti i propri fallimenti. Li separano una ventina di anni, nei quali un fisico forse una volta perfetto si è sfasciato sotto l'effetto di alcol e droghe. I capelli hanno iniziato a diradarsi, lo sguardo a farsi vacuo, gli orizzonti sempre più lontani. Tenutario di una catena di locali per scambisti, il Biondo vede il Batiza tutta quella perfezione, quella dignità, anche se nella condizione da cane, quell'ambizione che lui non può avere più. E lo odia. E lo insulta. E lo sfida.
Lavorare su questi due personaggi senza sbavare mai è stato complesso, la lama di rasoio più affilata, peggio che quella di. Perchè sul Vecchio lavoravo per sottrazione, mentre per il Biondo lavoravo sull'eccesso. E l'eccesso ti porta a sbagliare.
lunedì, 14 luglio 2008 - 23:14
Il 20 febbraio 2008 mi venne comunicata la ferale notizia che il pugnazzo era tornato. Ed era tornato per restare. Sapevo che lottare sarebbe stato inutile. Ci ho provato, ma i giochi erano fatti, si stava per andare in stampa. A giorni, ufficialmente il giorno dopo. Ero a Milano, o forse a Roma, quando ricevetti il file. Questa era l'immagine:

Ma mi pare ovvio che non fosse SOLO un'immagine. C'era un elemento in più.
Ed ecco perchè la prima pallottola mi avrebbe fatto secca. Gli spari sopra, avete presente? Quella fessa che non si piega.
THRILLER
Thriller?
THRILLER?
Non era un thriller!
Era un romanzo, una storia, un noir, un romanzo di formazione, se vogliamo, ma thriller???
No, thriller non era possibile, non era accettabile.
Ho chiamato.
«Hai visto la copertina?»
«Sì.»
«Levate la parola thriller.»
«...»
«Levate la parola thriller!»
«Paola...»
«Non è un thriller, è una frode se lo vendete come thriller! E' un imbroglio! Io non lo imbroglio il lettore. Se si aspetta un thriller da me pazienza, ma questo NON-E'-UN-THRILLER!»
«...»
«...»
«Hai ragione.»
«Lo so.»
«E sai anche cosa succede se leviamo la parola "thriller"?»
«Che il libro non vende?»
«...»
«Correrò il rischio.»
Se non altro posso dire di avere avuto doti di preveggenza.
sabato, 05 luglio 2008 - 09:33
Era finito tutto. A Batiza facevano tanto male le mani. Rientrò nell’ufficio con passo pesante e lasciò che gli Scagnozzi lo spogliassero e rivestissero.
«Sei stato bravo» gli disse Bruno. «Ti lavi a casa, ok?»
«Sì, voglio andare via.»
La porta si aprì ed entrò l’uomo biondo, ora decisamente su di giri.
«Un regalo per la nostra star! Direttamente dal signor Cardamone!»
Gli buttò addosso una specie di pacchetto. Erano le mutande strappate della donna che aveva appena ucciso e dentro c’erano tutti i suoi gioielli. Claudio lo raccolse per lui e se lo mise in tasca.
«Non te le provi, puttanella?»
Batiza a malapena lo ascoltava. Era troppo stanco. Anche gli altri lo ignoravano, così l’uomo biondo, dopo aver detto «La prossima volta vedrai come ci divertiremo, io e te!» uscì sbattendo la porta. I nove uomini della Garganella uscirono nell’aria fredda, diretti verso il furgone e la macchina di scorta. Prima di salire Batiza chiese: «Bruno, mi sono sporcato le mani?».
Il Guardiano non rispose e cercò di spingerlo dolcemente a entrare. Ma Batiza rimaneva fermo, le mani appoggiate al tettuccio.
«Rispondimi.»
«Ascolta, sono cose che capitano. Ora non c’è più Minuto a proteggerti e roba simile potrà succedere ancora.»
Provò ancora a farlo entrare ma niente.
«Rispondimi, Bruno: stasera mi sono sporcato le mani?»
L’uomo gli passò un braccio sulle spalle.
«È da un pezzo che sono sporche.»
venerdì, 04 luglio 2008 - 08:51
... e in altre foto è decisamente fuori ruolo, ma QUI, con la cicatrice dell'anello del biondo e il naso curvo dopo l'operazione... beh, questo QUI è davvero lui...

giovedì, 03 luglio 2008 - 23:19
Non so quanti di voi siano arrivati a leggere queste pagine di link in link o tramite una ricerca su Google o per puro caso. Molti non sapevano chi fossi ne' come fossi considerata. Molti nerd (termine che uso perchè me l'hanno insegnato) dicono che sono una frignona, che mi lamento sempre. E' vero. E anche questo blog, a volerlo leggere bene, è una specie di lunga orazione funebre.
Senza il morto, però.
Se fosse un uomo "Mani Nude" (o "Batiza") si toccherebbe i coglioni ininterrottamente.
A volte mi fermo e mi chiedo: "Perchè lo faccio?".
Perchè faccio tutto questo, perchè ho già scritto pezzi che pubblicherò man mano, perchè mi sono fatta una scaletta di temi, copertine, personaggi, eventi, curiosità? Perchè frantumo il frantumabile al prossimo pur di avere una recensione (che poi non ottengo comunque)? Perchè arrivo alla forma più perversa di masochismo, cioè chiedere alle commesse se il libro "va così male"?
Perchè voglio che non succeda?
Con il passare delle presentazioni la mia storia, una storia che in fondo era semplice, poteva intitolarsi "storia dell'umanità per sommi capi", ha cominciato ad assumere significati sociali, morali, etici, epici, simbolici, metafisici, e alla fine io stessa mi chiedo di cosa abbia parlato, e scopro che ho semplicemente parlato di Batiza, del mio Bartiza, e che tutta quella roba lì dentro c'è sul serio. Ma non ce l'ho messa io, non intenzionalmente, almeno. Io mi sono davvero data una bella occhiata intorno e ho raccontato cose che conoscevo. L'ho fatto sul serio. Esiste nella bassa bresciana una ragazza di nome Simona che è decisamente sboccata, ma solo quando è sulle spine oppure è molto arrabbiata. Spesso si dà un tono, soprattutto quando qualcosa la spaventa. E' incredibilmente emotiva e non se ne vergogna nemmeno un po', anzi, quasi ti rivolge contro questa sua empatia così genuina da suonare minacciosa. E, soprattutto, dà un soprannome a tutti. Non dirò qual è il mio, ma sono tutti vezzeggiativi come "tesoro", "cucciolo", "piccolina". Io ho preso Simona e l'ho tradotta. Specularizzata, focalizzata in opposti, lei è alta e prestante e l'ho fatta diventare bassa e gracile, lei sbandiera senza vergogna le sue emozioni e gliele ho fatte nascondere a ogni costo, lei conia per ciascuno un nomignolo, io l'ho trasformato in un dispregiativo. Brava ragazza di solidi principi, insicuro teppistello di provincia. Simona è diventata Rafaelo. E io non l'ho saputo finchè non mi sono fermata a rifletterci. Perchè Rafaelo, come Batiza, Minuto, Basso, Mosè, Claudio, Rocco, Memente, Frankenstein, Annalisa, Birillo, il biondo, il Vecchio (a loro, i due senza nome, dedicherò il prossimo pezzo sui personaggi), sono già tutti presenti. Come lo furono in "Bilico" Giuditta, Miglio, Alessandro, Donatella, Lamberti, Morabito e i suoi unni.
Sono qui.
Sono io.
Perchè lo faccio?
Perchè mi importa.
Ed è la peggior ragione per cui ci si debba sbattere e rovinare la vita.
San Giuda, aiutami tu.