Le piccole differenze sociali
mercoledì, 25 giugno 2008 - 16:23
Prima e dopo ogni combattimento Frankenstein faceva il suo ingresso nello Stanzone. C’era un rigore strettissimo da parte di tutti i Padroni per scongiurare incontri meno che corretti. Le scorrettezze, tutte le scorrettezze, erano ammesse dall’inizio alla fine dell’incontro, ma prima e dopo si era tra signori. Quindi i farmaci venivano somministrati solo sotto stretta necessità e per il resto c’erano i rimedi della nonna.
Una volta alla settimana il Dottore li pesava tutti, misurava la pressione, controllava i denti mancanti e la guarigione di eventuali ferite. Sempre per un fattore di correttezza, ma anche di opportunità, tutte le Organizzazioni evitavano di caldeggiare la rottura di arti durante gli incontri, giusto per non perdere tempo e potenzialità di guadagno. Ma una frattura qualche volta ci scappava. E finché non era guarito, il Cane dello Stanzone restava a riposo. I soldi guadagnati in questo caso valevano i soldi persi. I cani dello Scantinato, invece, se toccava loro un braccio o una gamba rotta, diventavano subito potenziali allenamenti. Questa era la differenza principale. Quando sei sostituibile non è importante se e quanto ti rompi, se e quanto campi. Per questo i combattimenti dello Scantinato erano più scomposti e cruenti. I combattimenti dello Stanzone erano spettacoli privati, ornati di armonie posticce.
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Copertina V
lunedì, 23 giugno 2008 - 09:33

Ahimè, ultima variante.

Era quella che piaceva a tutti, a me meno (resto su quella con i graffi), e soprattutto a me non sembra affatto la coda di uno scorpione, ma quella di una "forbesetta" o "forbicetta" o "forbicina", insomma, questa:

Però, diciamocelo, non è fondamentale. Non è andata, neppure questa. E l'evoluzione sappiamo non sarebbe stata esattamente azzeccata...

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Memente
sabato, 21 giugno 2008 - 21:46
Mani Nude Paola Barbato Batiza Minuto Rizzoli Romanzo crawler prrrr


Quello che a una prima lettura può sembrare il personaggio più surreale del romanzo è invece quello più concreto, il solo aggancio con suggestioni arrivate per direttissima dalla cronaca nera. Memente, l’ennesimo soprannome, dal detto latino “Memente mori” (in altre versioni “Memento mori”: ricordati che devi morire), onora il suo nome, perché ogni volta che compare qualcuno morirà. Oppure qualcuno sarà già morto. Il Memente non compare mai prima degli incontri, sempre dopo, quando lo avvisano che il proprio campione ha perso. Forse c’è un Memente per ogni organizzazione, di questo non mi sono curata. Ho voluto solo mettere a fuoco un individuo che esiste come ne esistono davvero a -quanto? Decine? Dozzine? Centinaia?- nel nostro paese. Gli uomini nelle pulizie. Quelli che fanno scomparire i cadaveri. Uomini con barconi e chiatte che vanno al largo per buttare sacchi neri agganciati a pesi. Che preparano la colata di cemento con la perizia di un muratore esperto. Che conoscono l’acido e lo sanno maneggiare come si deve senza rimanerne intossicati. Non uccidono, non sono i Primi Attori, anzi, sono le comparse. E così compare, il Memente, uomo dall’età indefinibile, capelli bianchi, occhi azzurri da pazzo. L’uomo che tanto bene maneggia corpi che pesano molto, molto più del suo. Che probabilmente nel suo capannone in mezzo alla boscaglia ha seghe elettriche, tronchesi, seghetti, martelli e banale materiale da macelleria. Parla poco, a sproposito, fuma nel suo abitacolo e non si cura di chi, come, dove. Carica e parte, benedetto dalla fiducia di Minuto. Fiducia ben riposta che risolverà l’unica traccia gialla del romanzo. Io so che faccia ha, conosco un uomo bruciato dal sole, una volta bancario, poi forse impazzito, forse rinsavito. Viveva con 74 cani e uno di questi 74 cani ora è a casa mia. Gli ho visto quel guizzo di follia più di una volta. Forse ho voluto vederlo, forse no. Ma chissà, se avesse beccato qualcuno a torturare un cane o ad abbandonarlo in autostrada, se fosse riuscito a raggiungere quella persona con il suo furgoncino, e se l’avesse portato fin oltre il cancello di legno dove abitava insieme alle sue creature, tutte di taglia grossa, che a volte per questioni di carattere si azzannavano, e lui si metteva di mezzo sino a separarli (l’ho visto con questi occhi staccare una coppia di lupi e rimetterli a posto…)… Ma io sogno troppo. Dovrei dargli una copia del libro. Sono quasi certa che l’apprezzerebbe.

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Parole, parole, parole...
martedì, 17 giugno 2008 - 23:47

Paola Barbato Mani Nude Rizzoli Romanzo Batiza Minuto Davide Bergamaschi



Hanno detto di tutto.
Chi?
Nessuno.
Comunque l'hanno detto.
Hanno detto che questo libro è violento, troppo violento, che dovrebbe essere vietato ai minori di 25 anni.
Hanno detto che è un libro i cui titolo e copertina "hanno bruciato il pubblico femminile".
Hanno detto che non contiene affatto violenza e combattimenti come ci si aspetta e che avrebbe dovuto essere più splatter.
Hanno detto che è un libro di denuncia sociale.
Hanno detto che ha fatto star male una mamma di un figlio di 16 anni.
Hanno detto che è sorprendente.
Hanno detto che però non poi così tanto.
Hanno detto che parla di ciascuno di noi.
Hanno detto che è improbabile che i fatti corrispondano a una verità concreta.
Hanno detto che doveva contenere molte più nozioni di arti marziali.
Hanno detto che quella del cane era una bastardata.
Hanno detto che non è un thriller.
Hanno detto che non è un noir.
Hanno detto che è incredibile come una così graziosa signora possa concepire siffatte atrocità.



La graziosa signora ringrazia e si fa delle domande.
Quali atrocità?
Riassumiamo i fatti, i fatti semplici, senza spoiler o non spoiler.
Davide Bergamaschi ha 16 anni, è immaturo, bello, dà per scontato molto, quasi tutto, è uno sportivo, è alto, si fa notare.
Va a un rave.
Un procacciatore di vittime, più che di combattenti lo adocchia e lo fa sparire.
Davide si ritrova di punto in bianco a dover combattere con un uomo, capisce che questo uomo sta cercando di ucciderlo, reagisce per istinto e disperazione, uccide l'uomo.
I suoi rapitori lo testano una seconda volta e ancora Davide sopravvive.
L'uomo che decide tutto prova a farne un combattente.
Davide passa da una vita normale a una vita da recluso, in mezzo ai grandi, con regole da prigione.
Viene a contatto con gente che altrimenti non avrebbe mai conosciuto, ma a questo punto le differenze scompaiono, sono tutti uguali, lì.
Servono tutti a una sola cosa.
Davide impara a fare la sola cosa che gli consente di sopravvivere.
Minuto, l'uomo che lo ha rapirto, lo aiuta.
Davide diventa bravo.
Impara a sopportare la sofferenza nel fisico e nell'anima, a perdere le persone a cui si lega, e quindi si aggrappa sempre più a Minuto, che è una figura stabile.
Davide migliora sempre più, uccidere perde il suo significato primordiale, diventa un lavoro.
Prima lo sopporta.
Poi vi si abitiua.
Poi impara a farlo bene.
Poi impara a trarne soddisfazione.
La soddisfazione di saper fare bene qualcosa, di ricevere il plauso per il suo operato.
In quel mondo ci sono regole precise, tutti le rispettano. I compagni di prigionia si rispettano, i guardiani sono abbastanza civili, il pubblico attento e partecipe. E' la routine.
Poi tutto cambia.



Ri-riassumiamo i fatti.
Prendiamo della materia non ancora plasmata, malleabile.
Pressiamola da tutte le parti e diamole la forma che vogliamo noi, senza badare a quale fosse lo scopo ultimo originario di questa materia.
Prendiamo un po' di etti d'oro, fondiamoli. Potremmo farne un diadema, invece ci facciamo un coltello e sgozziamo qualcuno. L'oro non è più oro? L'oro ha colpa di avere ucciso? C'è stata una mano, ma la morte è arrivata per via della lama, e dunque di chi è la colpa?



E' stato detto molto su questo libro. Troppo poco, comunque.
Parla di sopravvivenza, la stessa che ci costringe ad avere un lavoro, dei soldi, delle amicizie e degli affetti, altrimenti la nostra esistenza esce dai binari, noi diventiamo borderline e la società non ci vuole più bene perchè non siamo inquadrati. Batiza vuole bene a Rafaelo, si lavano i loro panni, si allenano insieme, mangiano correttamente, lavano a turno la turca, una volta alla settimana uccidono un uomo, giocano a basket, non dicono parolacce davanti a Minuto che non vuole, fanno la doccia regolarmente e si rispettano. Ma alla società non andrebbero bene comunque, perchè, seppur costretti, fanno una cosa che non è tanto bella. Eppure sono più ligi della stragrande maggioranza dei loro coetanei, e più veri e più sinceri.
Dicono che sia un libro sociale?
Forse, anche.
Ma non l'ho scritto per questo.



A chi si scandalizza io rispondo che ho raccontato ciò che conosco. Ciò che vedo. L'ho tradotto? Sicuramente. Ma al di là che un'organizzazione del genere esista e al di là che un destino come quello che ho raccontato tocchi davvero a qualche giovane scomparso, come tocca a qualche povero labrador che sparisce dal suo giardino, io ho raccontato gli avvenimenti quotidiani che avvengono con regolarità nel nostro mondo normale. La competizione, che favorisce il più forte o il più furbo, a volte il più giovane. Competizione scatenata e fomentata da chi è più vecchio e che guadagna dallo scannarsi di questi altri. Le piramidi delle anziende. Le varie agenzie immobiliari. Gli uffici postali, comunali. Persino i banchi del supermercato. La violenza non è un'eccezione, è una regola senza regole, ben accetta finchè si sta nei limiti del seminato e falciato e aiuolato.



Ho scritto un libro sovversivo? Magari.
Ma di certo non ho scritto bugie.

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Dei suoni...
domenica, 15 giugno 2008 - 22:54

Paola Barbato Mani Nude Romanzo Rizzoli Minuto Batiza Davide Bergamaschi



Raccapricciate. Durante la scrittura dell'intero romanzo questa è stata la colonna sonora. Incredibile ma vero. Giuro che non sto mentendo.



Mika – “Grace Kelly” – ascoltato ossessivamente in loop nei primi 30 giorni.
Mika – “Any other world”
Mika – “Over my shoulder”
ABBA – “Dancing queen”
ABBA – “Fernando”
ABBA – “Mamma mia”
ABBA – “The winner takes it all”
ABBA - "One of us"
"Mission" Soundtrack – “On earth as it is in heaven"
"Mission" Soundtrack - "Falls"
"Mission" Soundtrack - "Vita nostra"
"Mission" Soundtrack - "Gabriel's Oboe"

"Mission" Soundtrack – “Ave Maria Guarani”
"Mission" Soundtrack - "Brothers"
Mariah Carey – “All I want for Christmas”
James Blunt – “Same mistake”
Miguel Bosé – “Si tù no vuelves”
Negramaro – “Quel posto che non c’è”
Negramaro – “Neanche il mare”
Negramaro – “Cade la pioggia”
Negramaro – “Tu ricordati di me”
Mika – “Happy endings” – ascoltato da un minuto in avanti ossessivamente nella composizione e visualizzazione del finale.


... to be continued...
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Fate piano, bambini
domenica, 15 giugno 2008 - 14:06
Paola Barbato Mani Nude Romanzo Rizzoli Batiza Minuto pfui crawlers.


Era un rumore strano, ricordava perfettamente lo scalpiccio di bambini a piedi nudi che corrono per casa. D’estate, quando c’è una festa in giardino e la mamma grida chi vuole l’aranciata e tutti entrano scalzi, a sei, sette, nove anni, e i piedini sulle piastrelle fanno cic ciac, cic ciac, cic ciac…
cic ciac
cic ciac
Con garbo e rispetto per l’ambiente che fu.
cic ciac
Senza troppo scomporsi perché la scompostezza non si addice.
cic ciac
Un ipocrita segno di rispetto per la vita spezzata.
cic ciac
Le mani battevano. Piano piano. E il ragazzo dai pantaloni bianchi e i piedi lividi per il freddo rimaneva in piedi davanti al pubblico plaudente, le mani ancora strette a pugno, tra le dita qualche sbavatura rossa, il petto a sollevarsi appena, ancora in affanno per il lavoro compiuto, ben fatto, quasi impeccabile. Minuto gli buttò il giaccone sulle spalle nude come un secondo qualsiasi a un incontro di boxe. Batiza si voltò a guardarlo. Si sorrisero.
«Ora vieni immediatamente a mettere le calze.»
Il ragazzo annuì, ancora inconsapevole che forse a causa di quel quarto di luna, o della luce che aveva visto accendersi negli occhi di chi stava a guardare, o del senso di potere che sentiva di avere acquisito, su di loro, su se stesso, sull’avversario, o per la certezza di aver soddisfatto Minuto, Minuto il suo Maestro, Minuto il suo Mentore, Minuto
il suo nuovo Padre
uccidere
gli
era
piaciuto.
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La matematica non è un'opinione
giovedì, 12 giugno 2008 - 17:24

Paola Barbato Mani Nude Batiza Minuto Rizzoli Romanzo Blog tana per i crawler!



Nel mio libro non ci dovevano essere combattimenti. Sono seria. Anni fa, non chiedetemi quanti (io e i dettagli ci troviamo reciprocamente noiosi), Mino Damato sull'allora Telemontecarlo (credo) trasmise con valanghe di polemiche il filmato dell'esecuzione capitale di un uomo sulla sedia elettrica. Lo scopo del giornalista credo fosse mostrare realmente che cosa significano le parole "pena di morte". Personalmente non l'ho vista (attualmente odio ancora quel pubblicitario che non più di cinque anni fa fece una campagna contro l'abbandono dei cani dove in primo piano c'era un cane che ansimava sull'asfalto e che SEMBRAVA in tutto e per tutto un cane appena investito -magari invece era un cane attore che aveva solo caldo e una sete boia- ), non avrei retto (e io sono a favore della pena di morte, ma è un discorso molto lungo e molto biblico. E io sono pure agnostica, quindi pullulo di contraddizioni). Ma il giorno dopo "Blob" trasmise una carrellata dei visi delle persone che, in studio, stavano assistendo a quella scena. Io le espressioni di quelle persone non me le dimenticherò mai, e guardare quei occhi sbarrati e quelle bocche semiaperte o serrate sino quasi a scomparire è stato quasi come vedere l'esecuzione. Questa era la mia idea. A parte il primo, goffo combattimento che non era altro che una primoridiale autodifesa, avrei mostrato solo l'uccisione dell'autista e un paio di altri combattimenti, "direttamente". Fatto salvo il terzo capitolo, ovvio. Volevo che tutta la violenza fisica fosse filtrata dagli occhi del protagonista. Non mi interessavano le tecniche di combattimento, le terminologie specifiche, anzi, una volta in un romanzo abbastanza ben scritto e appassionante ho letto di punto in bianco che il protagonista dava dei calci che se non sbaglio si chiamano riff e così, completamente fuori linea, quel termine mi era sembrato incredibilmente ridicolo. Eppure era importantissimo che ci fosse una misura per la valutazione di quello che Davide vedeva. Da qui è nata l'esigenza di dare un punteggio, un valore al dolore, prima attraverso la vista, poi sottilmente attraverso l'udito, infine riportato su sé stesso. Minuto è un maestrino con la penna rossa, garbato e implacabile, che costringe Davide a guardare, lascia che si voliti addosso e poi gli rialza il mento e ripete sempre la stessa domanda:


«Allora, da uno a dieci?»


Quanto peso ha avuto questo metodo di insegnamento e di apprendimento, quanto lentamente il SIGNIFICATO di un quattro si è distaccato dalla sua concretezza? Disseminate nel libro ci sono varie sessioni di conteggio, sino all'ultima, la più innocua, la più affascinante, all'interno di un bar molisano. Un matematico non può smettere di fare calcoli, avviene sempre, anche a sua insaputa. I numeri possono portare alla pazzia, la Storia non ci insegna forse questo?
E forse sì, anche la storia.

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La comparsa di Zeus
sabato, 07 giugno 2008 - 19:48
Batiza seguì il Guardiano, neanche il tempo di salutare e già la porta gli si chiudeva alle spalle. Lo seguì lungo il corridoio, era il percorso che portava verso l’uscita. Claudio era nervoso, si accarezzava continuamente il fianco, anche se non poteva tenerla lì, la pistola. Arrivarono al crocevia, nel punto dove gli avevano messo il cappuccio, e si fermarono. C’erano degli Scagnozzi, ma non erano tre, erano cinque. In cima alla scala tre di loro erano fermi immobili e fissavano qualcosa laggiù, in fondo ai gradini.
«Cosa succede, Claudio?» la voce di Batiza era un soffio.
«Zitto.»
Rumore di passi, qualcuno che saliva. Il ragazzo sentì le mani fredde e istintivamente si avvicinò di un passo al Guardiano.
«Per favore…»
«Zitto.»
Anche Claudio aveva abbassato la voce. I tre Scagnozzi fecero un passo indietro. Con passo lento e cadenzato un uomo sui trent’anni, vestito con jeans strappati e una maglietta nera, comparve in cima alla scala. Superò gli uomini senza vederli, sembrò non vedere nemmeno Batiza e proseguì dritto verso l’uscita. Subito gli Scagnozzi gli si sistemarono davanti e dietro, come una vera scorta. L’uomo non era particolarmente alto e non era particolarmente bello, ma il ragazzo rimase colpito. Sapeva chi fosse, o almeno cosa fosse.
È un Cane Maggiore.
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Zeus
sabato, 07 giugno 2008 - 19:39

Paola Barbato Mani Nude Batiza Minuto Romanzo Rizzoli Ricchi Premi E Cotillons. Ciao crawler.



Sono pochissimi i personaggi che possono ricordare le "figure positive" classiche della narrativa, in questa storia. Zeus è una di queste. Cane Maggiore quando Batiza è ancora cane minore, appare ai auoi occhi come un semidio, simbolicamente sorgendo dall'oscurità. Zeus che rappresenta la pacatezza, la saggezza, la razionale rassegnazione allo stato delle cose. Non ci importa mai, nemmeno per un secondo, di scoprire perchè Zeus sia finito lì: è un posto che gli si adatta come una seconda pelle, come i jeans che lo fasciano, nuovo elemento di bellezza, potrei anche dire di civetteria. Se il loro primo incontro porta Davide a respingere idealmente quell'uomo che Minuto usa in maniera deliberata per una delle sue lezioni, per instradare il suo giovanissimo pupillo sulla difficile e matematica strada della valutazione del dolore, poi qualcosa di assolutamente accade. Batiza diventa Richie Cunningham davanti a Fonzie. Zeus è forte, in tutte le accezioni del termine. E' originale sia nel suo bizzarro modo di combattere, probabilmente studiato e scelto, sia nella sua filosofia



«Denti, piedi e polsi. Tieniti da conto queste tre cose e sei a cavallo. Perché tanto non puoi proteggere tutto, ma senza i piedi sei fatto e senza i polsi ti giochi tutte le braccia, dammi retta. I denti…» sorrise a perdere « …quelli sono per il pubblico.».


e questo colpisce Davide, già ribattezzato Batiza ma ancora Davide nell'anima. Da quel giorno Zeus rappesenta l'esempio, il fratello maggiore, il potenziale amico, per quel che "amicizia" può significare all'interno della Garganella.


Perchè "Garganella"? Perchè la fabbrica sperduta nelle Marche si chiama "Garganella"?
Non lo so.
Per la stessa ragione per cui il mio blog ufficiale si chiama "Il rollio dell'anaconda", credo.
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Copertina IV
sabato, 07 giugno 2008 - 19:21

Questa era la mia preferita. Molti avrebbero scelto l'ultima (prima del ripristino del pugnazzo) che vi mostrerò tra qualche post, ma invece questa per me rendeva di più l'idea. Perchè?



 



I graffi sono i segni lasciati da una persona che cerca di scappare. O da un animale che cerca di scappare. I graffi possono essere emblematici delle prime 100/150 pagine:
Davide che si arrampica per vedere cosa si vede fuori dalle bocche di lupo
Davide che rifiuta di mangiare la bistecca
Davide che perde il controllo con Mosè e di conseguenza mente per la prima volta
Davide che pulisce la turca per non pensare all'assenza di Rafaelo
Davide che ha paura di uscire dalla porta rossa senza il cappuccio
Davide chiuso nel bagagliaio
Davide chiuso nel camion



Graffi.
Sì, questa poteva essere una buona copertina.
Ma non lo è stata.

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