Rafaelo
domenica, 18 maggio 2008 - 20:00
«Stai attenta a non farne una macchietta.». Questa raccomandazione l’ho sentita praticamente da tutti. Lettori, editor, gente di passaggio. Eppure se c’è un personaggio su cui non ho mai avuto nessun dubbio è Rafaelo. Sono cresciuta in una cittadina molto per bene (o perbene), civile, dove il bullismo veniva perpetrato con garbo e i piccoli delinquenti non duravano, ripescati per la collottola da genitori la cui brescianità non consentiva che il vicino di casa si permettesse quel commento in più che da sempre ha scatenato le faide da condominio. Eppure qualche Rafaelo con la marmitta truccata l’ho incontrato anche io. Di uno non parlerò, perché il suo esibizionismo se l’è portato via insieme alla marmitta truccata quando ancora rischiava al massimo il riformatorio. Ma se King raccontava in “Christine” che in ogni classe c’è un nerd, maschio o femmina, da prendere di mira, così in ogni quartiere di ogni metropoli, città, paese o villaggio sul cucuzzolo della montagna c’è un Rafaelo. Un Rafaelo che non è mai bello, e non può farsi forte del suo aspetto. Un Rafaelo che al massimo è alto, ma non è mai robusto, e non può farsi forte del suo fisico. Un Rafaelo che non è mai ricco o particolarmente dotato, un Rafaelo che nasce disarmato e si deve fare tutto da solo, altrimenti lo schiacceranno. Così i Rafaeli di tutto il mondo parlano. Diventano abili a usare la lingua come quel Cyrano de Bergerac di cui, forse, non sentiranno mai pronunciare il nome. La lingua dei Rafaelo è uno stiletto, la presa in giro affonda precisa, impietosa, a cogliere quel lembo di pelle scoperto nel fianco. Difficilmente sbagliano. La lingua batte dove il dente duole, e quando ritengono di essere diventati abbastanza abili da avere l’ultima parola, sempre, allora cadono nel loro più classico difetto: il turpiloquio.
 
«Le corde te le puoi annodare al cazzo, frocio di merda! Non ho bisogno dei tuoi consigli!»
 
Non potendosi far forte di altro e non sapendo il valore immenso che la parola ha, un valore che potrebbe portarli lontano (ma nessuno glielo spiegherà mai), rinforzano e rinsaldano la loro povera arte con la parolaccia. Ogni frase ne deve contenere almeno una, altrimenti non vale. E l’insulto vale come nomignolo anche per l’amico più caro, per il fratello, persino per la fidanzata intoccabile. A picchetti di parole ogni Rafaelo costruisce il suo slalom personale a cui è difficile rispondere, perché è virtuosismo puro. Da due soldi, ma sempre virtuosismo. Sapevo che il mio Rafaelo non avrebbe detto una parolaccia di troppo, e sapevo esattamente come trasmettere al lettore l’abbassamento delle sue difese: bastava farlo parlare come il ragazzo che era oltre quella rete fitta fitta di cazzo, frocio, puttana, vaffanculo. Sollevando quella rete di parole sputate si ritrovava il ragazzo senza qualità che si era dovuto svegliare troppo presto e che, cullato nella mano della furbizia, sopravviveva da molto prima che la mia storia cominciasse. Ho amato subito Rafaelo, perché era vero. Perché chiamava “negro” un negro, e lo tormentava così come riteneva giusto fare, ma questo non lo rendeva peggiore di chi “negro” lo pensava ma non lo diceva. Rafaelo è un personaggio onesto, che dà ciò che dice. L’ho mostrato per come è. Per come sono tutti quelli che credono che fare abbastanza rumore possa coprire l’impietoso bisbiglio della verità.
Paola Barbato - Mani nude
in: personaggi, brani
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Commenti
#1    19 Maggio 2008 - 10:27
 
Molte persone reali sono macchiette. Una delle mie più grandi fobie ad esempio è quella di cadere una pantomima di quello che invece aspirerei ad essere. Personalmente in Raffaelo ho rivisto tante personalità reali che nella vita ho conosciuto. Comunque, secondo me, il tuo vero capolavoro è la figura di Minuto.
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#2    19 Maggio 2008 - 11:28
 
Conosco anche io alcuni Rafaelo, senza bellezze a coprire la verità e per questo senza filtro, un personaggio che voglio incotnrare presto alla lettura del tuo libro, auguri

*
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#3    19 Maggio 2008 - 13:18
 
Grazie Chambre.
E Squiddino, non temere che di Minuto parlerò tanto, tanto, tanto.
utente anonimo

#4    19 Maggio 2008 - 20:53
 
Il personaggio di Rafaelo mi è piaciuto tanto, è caratterizzato splendidamente, nella lettura si è materializzato davanti ai miei occhi e preso forma e vita con tutta la sua impietosa autenticità. Continuo a fantasticare su di lui, e me lo immagino come Rosso Malpelo, con le diversità estetiche del caso, "ed i ragazzi della cava abbassano la voce quando parlano di lui nel sotterraneo, hanno paura di vederselo comparire dinanzi, coi capelli rossi e gli occhiacci grigi...".
Chambre sono convinto di averti indicato la strada giusta per un viaggio indimenticabile, nel nuovo romanzo di Paola.
Buona lettura.

Vince.
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#5    19 Maggio 2008 - 23:59
 
a rafaelo ti affezioni. come ci si affeziona batiza. anche perché fra tanti, e pure con la sua parlantina, e una sfiducia enorme nei confronti di chiunque, è l'unico che si fa toccare. da subito. ci vuole una certa purezza, e coraggio. specie se sei uno su cui non scommetterebbe nessuno.
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#6    20 Maggio 2008 - 09:21
 
Il 19 maggio alle 22.43 BUONSEGNO ha scritto:

Ciao Paola,
contento di poter trovare uno spazio dove parlare del tuo libro.
Il personaggio di Rafaelo, chiassoso e fastidioso ma vero.
Mi colpisce forse perchè in un mondo dove l'umano non è più tollerato rispecchia cioè che c' è di più vicino all' uomo, la paura.
Sentimento che sembra in quello scantinato messo all' angolo più di tutti gli altri.
Rafaelo sembra essere funzionale a Davide in quanto rappresenta l'ultimo "ostacolo" per il protagonista all' abbandono totale nel mondo in cui si trova.
Uno dei passaggi più belli letti è xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx perchè per quanto sia tragico il momento, non si parla più di lui ma di Davide.
In quella pagina è Davide a cui va il primo pensiero, ad un ragazzo che perde non solo un amico ma che perde per sempre se stesso in Batiza.
Il libro mi ha appassionato molto, credo si sia capito dalla mia ultima e mail.
Ti rinnovo i complimenti per il tuo lavoro.
Giovanni (figurante Batiza)

Ho dovuto editarlo per lo spoiler. Per quanto ci si immagini facilmente ogni genere di brutalità, chi non l'ha letto potrebbe pure prendersela...
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#7    08 Luglio 2008 - 21:35
 
Quando ho 'incontrato' Rafaelo per la prima volta, l'ho subito etichettato come il ragazzo cattivo, perchè prendeva in giro Davide, il Davide a cui mi ero affezionata, nel quale mi ci vedevo anche io, (quasi sua coetanea) che era stato strappato così violentemente dalla sua realtà e buttato in quella mischia di calci e pugni e sangue e sudore. appena Davide però cambia atteggiamento, si convince di dover per forza accettare la condizione di Batiza, allora penso scatti qualche meccanismo nella mente del lettore che prima odiava tutto quello, ma che poi si abitua a vedere con occhi normali, con gli occhi del fu Davide Bergamaschi, oggi Batiza. dunque Rafaelo subisce la stessa trasformazione parallela a quella di Davide, o meglio, della concezione che ha il lettore per Davide. Rafaelo così diventa il secondo eroe della storia. e di lì fino ad un certo punto lo rimane. così come la maggior parte dei personaggi, qui in mani nude e precedentemente in bilico si possono riscontrare caratteristiche reali e animate. tanto che pensi davvero che finito il libro i personaggi continuino ancora a trascorrere le loro giornate chissà dove.

Stella
utente anonimo

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