Il nome me lo sono coccolato a lungo. Non volevo sprecarlo, anche se era banale e la logica voleva che appartenesse a un lottatore più anziano. Ma ho pensato che se c'era qualcuno pronto a prendersi un nome "libero" da poco poteva essere proprio lui.
In ogni storia che si rispetti c'è un eroe e c'è un antieroe. Nella mia storia non serviva, proprio perchè Batiza eroe non lo è nemmeno per una pagina. Ma il gusto forse un po' infantile di trovargli un rivale me lo sono tolto. Del resto adolescenti siamo stati tutti, e se c'è una cosa che spesso motiva le giornate di quel triste arco di età che va dai 13 ai 18 è la ricerca di una nemesi, un nemico, qualcuno con cui avercela, qualcuno da superare, da battere. Qualcuno che è simile a noi, identico eppure opposto. Così, nel bel mezzo di una stesura quieta di una pagina mi è apparso.
"Un bel ragazzo. I capelli neri, riccissimi, la pelle scura, il naso dritto. Alto e muscoloso, eppure asciutto, non doveva avere più di vent'anni. Batiza visse un momento strano, una sensazione a cui non sapeva dare un nome. Gli sembrava di vedersi, di essere seduto lì ma di essere anche quel ragazzo che avanzava (...). C'era qualcosa nel suo modo di camminare, una leggerezza sicura, una consapevolezza..."
E qui stava la grande differenza tra Batiza e Zanna. Batiza l'innocente, Batiza che piange per 2/3 della storia, che fa domande con un'ingenuità da bambino, che ragiona ancora per bianchi e neri, per buoni e cattivi, e dall'altra parte Zanna, il giovane adulto che ha capito. Non c'è stato bisogno di dargli più spazio del dovuto, la personalità di Zanna è stata chiara sin da subito, e le sue apparizioni centellinate. Chiodo fisso nella mente del protagonista ma in concreto assente, incubo impalpabile.
E ben dopo aver consegnato il libro alle stampe ho scoperto che, così come Minuto, anche Zanna esisteva, o almeno esisteva la sua faccia. L'ho visto e l'ho rubato dalla rete. Nella chimera di un film pianterei capricci inenarrabili per averlo.










