Batiza I
giovedì, 22 maggio 2008 - 19:46

Non era per il titolo, non avevo in mente il titolo, il romanzo era ancora un magma di idee e io sapevo solo che a un certo punto al protagonista sarebbe stata negata la propria identità in favore di un soprannome, che sarebbe facile chiamare "nome di battaglia", ma invece nella mia testa si rincorrevano i soprannomi dei mafiosi catturati in quel periodo. Faceva caldo, in quel parcheggio. Pensavo che avrebbe dovuto avere un soprannome particolare, magari non italiano. Sì, una parola che pochi conoscessero. E mi sono venuti subito in mente, Bosko e Divna, che mi conoscono da quando avevo pochi anni e che mi avevano già aiutato per un Dylan Dog Gigante. Emigrati in Canada ma fieramente serbi. Bosko lo diceva sempre: "Io non sono jugoslavo: io sono serbo.". Allora non capiva nessuno il perchè di un attaccamento tanto forte alla propria etnia, perchè la rivendicazione di una lingua che era specifica di una zona che anni dopo sarebbe stata flagellata dalla guerra. Non sapevo esattamente cosa chiedergli, quando ho scritto l'e-mail, ma di una cosa ero certa: il significato. In fondo QUEL significato poteva riassumere tutto il libro. E' stato così, oggi lo so. Mandai la mail a Bosko, gli dissi che cercavo qualsiasi parola potesse attenere a quel significato, compresi vezzeggiativi e dispregiativi. Lo pregavo di allegare la pronuncia alla parola scritta con l'alfabeto serbo. Mi rispose quasi subito: una parola era attraente, ma impossibile da scrivere come si pronunciava, il vocabolario italiano non lo consente e i lettori sarebbero rimasti con il dubbio di come si dicesse fino alla fine. Un'altra parola adatta era "bata". "Bata" aveva un vezzeggiativo: "Batica", pronuncia: Bàtiza. Mi sono fermata a riflettere: quante volte noi italiani siamo così davvero profondamente pastasciuttari da storpiare i nomi degli stranieri? Non abbiamo avuto per anni un campione della Ferrari di nome Maicol Sciumàcher invece di un Micail Sciùmacher? Mi sono sorrisa dentro: no, se qualcuno avesse solo sentito quella parola, "batica", l'avrebbe pronunciata "bàtiza" forse una o due volte. E poi si sarebbe naturalmente trasformata in "batìza". Batiza. Una parola che non vuole dire niente, così com'è scritta. Batiza era perfetto, ed era un perfetto titolo. Eravamo anni luce lontani da "Mani nude" e io credevo che la testardaggine e il carattere di merda di quella Paola Barbato che in Rizzoli faceva già alzare gli occhi al cielo l'avrebbe spuntata anche quella volta.



Ma questa, come si dice, è un'altra storia.

Paola Barbato - Mani nude
in: personaggi, facts
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Commenti
#1    23 Maggio 2008 - 11:00
 
Eh sì, Batiza era il titolo giusto. magari con una copertina disegnata (non foto) di un ragazzo di spalle che si guada allo specchio. Così l'avrei vista io, ma non sono più un grafico, aimè, ora faccio un lavoro più creativo. Misuro case e terreni. Questo per dire che i grafici che lavorano per la rizzoli fanno solo quello che gli indica l'editor. Colui che davvero decide. E coluii che in primis dovrebbe pagare per scelte editoriali sbagliate. Cannare un titolo, e di conseguenza la copertina, mi sembra un errore pesante. Spero davvero che il libro coninui a vivere come ti auguri perchè secondo me è bellissimo.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente jester24

#2    23 Maggio 2008 - 11:34
 
Uh.. ma mi vuoi dire che è Batìza? Io tra me e me l'ho sempre chiamato Bàtiza... La prima volta che ho letto il nome l'ho letto con l'accento sulla "a" e per me lì è rimasto...
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente elabel

#3    23 Maggio 2008 - 14:10
 
E' in elaborazione la copertina come era stata concepita dalla sottiscritta, e manco io sono un grafico, quindi... Comunque grazie Sergio (vabbè che tu sei di parte...)

Zia Dan, io non mi sono curata di accentare il nome se non nelle parti in serbo e nel passaggio dell'assegnazione. Preferivo che ogni lettore lo leggesse come preferiva. Del resto non sei la sola ad averlo letto così.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente asbadasshit

#4    23 Maggio 2008 - 17:34
 
E allora mi sa che per me Bàtiza rimane...
Zia dan.
utente anonimo

#5    24 Maggio 2008 - 16:29
 
Tante posso essere le copertine più adatte per questo splendido romanzo, ma avrei preferito qualcosa tipo la copertina di un videogioco chiamato "farenheit": il protagonista in piedi, visibile dalla bocca in giù, che guarda le proprie mani, come per porsi mille domande su se stesso e su cosa e in grado di fare... Scusatemi sono un sognatore :D
Complimenti alla nostra Paola che ci ha regalato (bèh regalato non tanto :D) un altro grande libro, letto anche questo dall'inizio alla fine tutto d'un fiato, con un finale che mi ha lasciato un gusto amaro e dolce allo stesso tempo! Molto bello! By Gemini
utente anonimo

#6    27 Maggio 2008 - 19:55
 
Fratellin?
Bello, ora che l'ho capito.
utente anonimo

#7    27 Maggio 2008 - 19:59
 
ah, per la cronaca, l'accento "giusto" in effetti E' sulla prima a.
utente anonimo

#8    28 Maggio 2008 - 01:08
 
Anonimo, sono io che non capisco te. "Fratellin" cosa significa?

Anonimo bosniaco, lo so, lo so. Ma credimi che un italiano, o almeno gli italiani che conosco io, lo sposterebbero sibito sulla "i". Batìza, coma "Batìda de coco". E' una gran brutta abitudine, ma ce l'abbiamo...

Paola
utente anonimo

#9    28 Maggio 2008 - 14:15
 
Ciao Paola,
ma come che significa? Mi riferivo a Bata-Batica, ma forse i tuoi amici canadesi te l'hanno spiegato diversamente. Mi metterei qua a spiegarlo, ma ho paura di rovinare o limitare l'idea che ogni lettore italiano, per forza di cose, si e' fatto del nome Batiza. In ogni caso, e' sicuramente un termine che ha tantissime sfumature, alcune molto adeguate al tuo personaggio.
Zox (anonimo bosniaco)
utente anonimo

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