mercoledì, 28 maggio 2008 - 09:54
Stefano Magagnoli è il mio editor in prima. Se la Rizzoli pubblica i miei lavori lo devo a lui. Mi ha fatto mangiare un’ostrica cruda e mi ha insegnato che in un libro le cose importanti si posizionano così:
5) Le prime 10 pagine. Se il lettore è dentro la storia entro 10 pagine è fatta.
4) La prima pagina. Se il lettore passa alla seconda è fatta.
3) Le prime 10 righe. Sono quelle che si leggono distrattamente il libreria. Se ti va di leggere l’undicesima al 90% il libro verrà comprato.
2) La prima frase. L’incipit. Devi agganciare il lettore con la prima frase. Se fallisci lì probabilmente fallirai anche negli altri 3 punti.
1) La cosa più importante è il titolo.
Il punto 1 ovviamente lo saltiamo, ma è interessante parlare del punto 2. Ho cominciato “Mani Nude” da pagina 8. Circa all’altezza di pagina 250 ho scritto l’inizio. Perché dovevo conoscerli, Batiza e Minuto. Dovevo sapere ESATTAMENTE cosa avrebbero fatto al loro primo incontro. Perché io fondamentalmente avevo un’infarinatura di Davide, ma ne sapevo troppo poco e non immaginavo a che pagina sarebbe davvero diventato Batiza. Non potevo correre rischi. Ho scritto tutto, tranne la prima frase. Ho lasciato perdere per molto tempo. Poi una sera, su un foglio, l’ho semplicemente scritta. Ed era perfetta.
“Non si accorse dell’uomo.”
Un gancio. Semplice. Qualcuno non si accorge di qualcun altro. C’è un qualcuno. C’è un qualcun altro. Qualcuno avrebbe dovuto accorgersi di qualcun altro, ma non accade. E tu sai che qualcun altro arriverà. Ti basta questa frase per essere già in attesa. Agganciato. Forse non dovrei, ma ne sono molto fiera. Della prima frase del libro.
E dell’ultima.









