Grande.
domenica, 01 giugno 2008 - 02:16
Grande.
Il bagno era stato piastrellato di recente, i sanitari erano nuovi e perfettamente puliti. C’era un buon odore di detergente al limone. L’ambiente era assolutamente anonimo, nessun oggetto messo a disposizione comune, nemmeno la carta igienica. Chi andava in bagno ci arrivava con il proprio asciugamano, lo spazzolino, il dentifricio, il rasoio, e tutto quanto. Quando ne usciva lo lasciava pulito e in ordine, esattamente come lo aveva trovato. Batiza ci era entrato con tutto il suo bagaglio e aveva tirato la porta scorrevole che non si poteva chiudere a chiave. Poi si era voltato e l’aveva visto.
Grande.
Uno specchio intero, enorme, a parete. Impietosamente illuminato, nel caso qualcuno sperasse in giochi d’ombre per non vedersi i difetti. In un anno e mezzo di prigionia Batiza si era visto riflesso solo nello specchietto portatile dello Scantinato, in quello del barbiere e nei vetri delle automobili oppure di qualche finestra davanti alla quale transitava veloce per recarsi all’incontro. Sapeva di essere cambiato, si vedeva gambe, braccia, petto e quando si lavava si rendeva conto di aver bisogno di più tempo e una maggior quantità di sapone. Però lo stesso non era pronto.
Grande.
Si era alzato, e anche di questo si era reso conto dai vestiti. Ora era alto un metro e ottantotto, forse ottantanove. Aveva guadagnato una misura di piede, adesso calzava il 47. Ma la barba stentava ancora a crescere e quindi si aspettava che la faccia… Il corpo d’accordo, il corpo era diverso, ma la faccia…
Sono diventato grande.
Le guance avevano perso ogni rotondità, ora erano lisce, tese, come se si fossero ispessite. La bocca aveva la stessa forma, ma non era più carnosa, quella posa a bronzetto era del tutto scomparsa. Ma la cosa cambiata in maniera impressionante erano gli occhi. Il taglio leggermente a mandorla ora era sottolineato da leggerissime borse che gli rendevano lo sguardo intenso. Ecco, lo sguardo. Il colore sempre azzurro, sì, ma quello che c’era dietro, quello che c’era dentro? Quell’uomo che c’era nei suoi occhi da dove era entrato? Batiza appoggiò a terra sacchetto e biancheria e cominciò lentamente a spogliarsi senza perdersi d’occhio. I pettorali segnati ma non troppo pronunciati, le braccia tornite, gli addominali visibili ma eleganti. Il pene, anche quello gli sembrava diverso. Si passò una mano tra i capelli e osservò la sua immagine fare altrettanto.
Sono grande. Sono un uomo.
Esitò. Poi si sorrise. E fu un’esplosione di bianco.
Sono un uomo. E sono bellissimo.
Zeus lo sentì ridere oltre la porta. E lui, che sapeva tutto, rise insieme al ragazzo.
Paola Barbato - Mani nude
in: brani, mani nude
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Commenti
#1    28 Luglio 2008 - 16:51
 
Uno dei passaggi più riusciti del libro, secondo la mia modesta opinione. Brava e ancora brava.
utente anonimo

#2    28 Luglio 2008 - 16:53
 
dimenticavo di firmare
Gianmichele

Ma come faccio a non comparire più come anonimo? Devo aprire un blog anch'io e parlare di cazzate? Ecco perchè nascon come funghi velenosi..
utente anonimo

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