Paola Barbato Mani Nude Batiza Minuto Rizzoli Romanzo Blog tana per i crawler!
Nel mio libro non ci dovevano essere combattimenti. Sono seria. Anni fa, non chiedetemi quanti (io e i dettagli ci troviamo reciprocamente noiosi), Mino Damato sull'allora Telemontecarlo (credo) trasmise con valanghe di polemiche il filmato dell'esecuzione capitale di un uomo sulla sedia elettrica. Lo scopo del giornalista credo fosse mostrare realmente che cosa significano le parole "pena di morte". Personalmente non l'ho vista (attualmente odio ancora quel pubblicitario che non più di cinque anni fa fece una campagna contro l'abbandono dei cani dove in primo piano c'era un cane che ansimava sull'asfalto e che SEMBRAVA in tutto e per tutto un cane appena investito -magari invece era un cane attore che aveva solo caldo e una sete boia- ), non avrei retto (e io sono a favore della pena di morte, ma è un discorso molto lungo e molto biblico. E io sono pure agnostica, quindi pullulo di contraddizioni). Ma il giorno dopo "Blob" trasmise una carrellata dei visi delle persone che, in studio, stavano assistendo a quella scena. Io le espressioni di quelle persone non me le dimenticherò mai, e guardare quei occhi sbarrati e quelle bocche semiaperte o serrate sino quasi a scomparire è stato quasi come vedere l'esecuzione. Questa era la mia idea. A parte il primo, goffo combattimento che non era altro che una primoridiale autodifesa, avrei mostrato solo l'uccisione dell'autista e un paio di altri combattimenti, "direttamente". Fatto salvo il terzo capitolo, ovvio. Volevo che tutta la violenza fisica fosse filtrata dagli occhi del protagonista. Non mi interessavano le tecniche di combattimento, le terminologie specifiche, anzi, una volta in un romanzo abbastanza ben scritto e appassionante ho letto di punto in bianco che il protagonista dava dei calci che se non sbaglio si chiamano riff e così, completamente fuori linea, quel termine mi era sembrato incredibilmente ridicolo. Eppure era importantissimo che ci fosse una misura per la valutazione di quello che Davide vedeva. Da qui è nata l'esigenza di dare un punteggio, un valore al dolore, prima attraverso la vista, poi sottilmente attraverso l'udito, infine riportato su sé stesso. Minuto è un maestrino con la penna rossa, garbato e implacabile, che costringe Davide a guardare, lascia che si voliti addosso e poi gli rialza il mento e ripete sempre la stessa domanda:
«Allora, da uno a dieci?»
Quanto peso ha avuto questo metodo di insegnamento e di apprendimento, quanto lentamente il SIGNIFICATO di un quattro si è distaccato dalla sua concretezza? Disseminate nel libro ci sono varie sessioni di conteggio, sino all'ultima, la più innocua, la più affascinante, all'interno di un bar molisano. Un matematico non può smettere di fare calcoli, avviene sempre, anche a sua insaputa. I numeri possono portare alla pazzia, la Storia non ci insegna forse questo?
E forse sì, anche la storia.









