Paola Barbato Mani Nude Rizzoli Romanzo Batiza Minuto Davide Bergamaschi
Hanno detto di tutto.
Chi?
Nessuno.
Comunque l'hanno detto.
Hanno detto che questo libro è violento, troppo violento, che dovrebbe essere vietato ai minori di 25 anni.
Hanno detto che è un libro i cui titolo e copertina "hanno bruciato il pubblico femminile".
Hanno detto che non contiene affatto violenza e combattimenti come ci si aspetta e che avrebbe dovuto essere più splatter.
Hanno detto che è un libro di denuncia sociale.
Hanno detto che ha fatto star male una mamma di un figlio di 16 anni.
Hanno detto che è sorprendente.
Hanno detto che però non poi così tanto.
Hanno detto che parla di ciascuno di noi.
Hanno detto che è improbabile che i fatti corrispondano a una verità concreta.
Hanno detto che doveva contenere molte più nozioni di arti marziali.
Hanno detto che quella del cane era una bastardata.
Hanno detto che non è un thriller.
Hanno detto che non è un noir.
Hanno detto che è incredibile come una così graziosa signora possa concepire siffatte atrocità.
La graziosa signora ringrazia e si fa delle domande.
Quali atrocità?
Riassumiamo i fatti, i fatti semplici, senza spoiler o non spoiler.
Davide Bergamaschi ha 16 anni, è immaturo, bello, dà per scontato molto, quasi tutto, è uno sportivo, è alto, si fa notare.
Va a un rave.
Un procacciatore di vittime, più che di combattenti lo adocchia e lo fa sparire.
Davide si ritrova di punto in bianco a dover combattere con un uomo, capisce che questo uomo sta cercando di ucciderlo, reagisce per istinto e disperazione, uccide l'uomo.
I suoi rapitori lo testano una seconda volta e ancora Davide sopravvive.
L'uomo che decide tutto prova a farne un combattente.
Davide passa da una vita normale a una vita da recluso, in mezzo ai grandi, con regole da prigione.
Viene a contatto con gente che altrimenti non avrebbe mai conosciuto, ma a questo punto le differenze scompaiono, sono tutti uguali, lì.
Servono tutti a una sola cosa.
Davide impara a fare la sola cosa che gli consente di sopravvivere.
Minuto, l'uomo che lo ha rapirto, lo aiuta.
Davide diventa bravo.
Impara a sopportare la sofferenza nel fisico e nell'anima, a perdere le persone a cui si lega, e quindi si aggrappa sempre più a Minuto, che è una figura stabile.
Davide migliora sempre più, uccidere perde il suo significato primordiale, diventa un lavoro.
Prima lo sopporta.
Poi vi si abitiua.
Poi impara a farlo bene.
Poi impara a trarne soddisfazione.
La soddisfazione di saper fare bene qualcosa, di ricevere il plauso per il suo operato.
In quel mondo ci sono regole precise, tutti le rispettano. I compagni di prigionia si rispettano, i guardiani sono abbastanza civili, il pubblico attento e partecipe. E' la routine.
Poi tutto cambia.
Ri-riassumiamo i fatti.
Prendiamo della materia non ancora plasmata, malleabile.
Pressiamola da tutte le parti e diamole la forma che vogliamo noi, senza badare a quale fosse lo scopo ultimo originario di questa materia.
Prendiamo un po' di etti d'oro, fondiamoli. Potremmo farne un diadema, invece ci facciamo un coltello e sgozziamo qualcuno. L'oro non è più oro? L'oro ha colpa di avere ucciso? C'è stata una mano, ma la morte è arrivata per via della lama, e dunque di chi è la colpa?
E' stato detto molto su questo libro. Troppo poco, comunque.
Parla di sopravvivenza, la stessa che ci costringe ad avere un lavoro, dei soldi, delle amicizie e degli affetti, altrimenti la nostra esistenza esce dai binari, noi diventiamo borderline e la società non ci vuole più bene perchè non siamo inquadrati. Batiza vuole bene a Rafaelo, si lavano i loro panni, si allenano insieme, mangiano correttamente, lavano a turno la turca, una volta alla settimana uccidono un uomo, giocano a basket, non dicono parolacce davanti a Minuto che non vuole, fanno la doccia regolarmente e si rispettano. Ma alla società non andrebbero bene comunque, perchè, seppur costretti, fanno una cosa che non è tanto bella. Eppure sono più ligi della stragrande maggioranza dei loro coetanei, e più veri e più sinceri.
Dicono che sia un libro sociale?
Forse, anche.
Ma non l'ho scritto per questo.
A chi si scandalizza io rispondo che ho raccontato ciò che conosco. Ciò che vedo. L'ho tradotto? Sicuramente. Ma al di là che un'organizzazione del genere esista e al di là che un destino come quello che ho raccontato tocchi davvero a qualche giovane scomparso, come tocca a qualche povero labrador che sparisce dal suo giardino, io ho raccontato gli avvenimenti quotidiani che avvengono con regolarità nel nostro mondo normale. La competizione, che favorisce il più forte o il più furbo, a volte il più giovane. Competizione scatenata e fomentata da chi è più vecchio e che guadagna dallo scannarsi di questi altri. Le piramidi delle anziende. Le varie agenzie immobiliari. Gli uffici postali, comunali. Persino i banchi del supermercato. La violenza non è un'eccezione, è una regola senza regole, ben accetta finchè si sta nei limiti del seminato e falciato e aiuolato.
Ho scritto un libro sovversivo? Magari.
Ma di certo non ho scritto bugie.









