I tre capitoli
martedì, 01 luglio 2008 - 00:15

In questi giorni di promozione del romanzo l'argomento "tre capitoli" è uscito più di una volta. In effetti "Mani Nude" ha un prologo non annunciato e breve, un capitolo UNO lungo circa 200 pagine, un capitolo DUE lungo circa 100 e un capitolo DIECI di cinquanta o giù di lì.
UNO.
DUE.
DIECI.
Non avevo intenti quando l'ho scritto, sapevo che volevo dividerli in tre blocchi, ma sui titoli non avevo pensato nulla. Ho capito che la terza parte si sarebbe dovuta intitolare vDIECI solo quando l'ho iniziata. Allora, e solo allora, ho valutato quelle ultime pagine con il metro matematico della valutazione del dolore di Minuto. L'ultimo capitolo era dolore DIECI.
Ma gli altri due?
Oggi dò una risposta razionale, dico che il dolore UNO è quello che si subisce, e come tale può essere fortissimo, ma può anche non piegarci, scorrerci addosso, lasciarci intatti. Si muore di dolore uno, e si sopravvive anche, si cambia ma si può anche restare uguali. Il dolore UNO ha un margine di scelta, non solo altrui.
Il dolore DUE è quello che ci provochiamo da noi. E lì la scelta è unidirezionale. E scelta è, anche se mascherata da istinto, abitudine, scimma, E' SCELTA. Quando dico che nel mio romanzo sono tutti colpevoli dico la verità. Tutti potevano scegliere. Sacrificarsi, immolarsi se vi piace di più, ma scegliere, sempre e comunque. E hanno scelto. E uccidono. Si salvano, forse questo è sano, forse sacrificarsi sarebbe distorto, malato, ma intanto, moralmente, sono condannabili. Tutti. E quando giunge il momento in cui la morte data non è più costrizionme ma bisogno, ricerca, necessità mascherata da corruzione dell'anima, beh, il dolore che ci infliggiamo è DUE.
Io ho paura solo di due cose: del dolore fisico e del dolore delle persone che amo. Ma a ben vedere reggo discretamente il primo. Mentre il secondo ha un solo valore: DIECI. DIECI è assistere impotenti al dolore di chi amiamo. DIECI è la consapevolezza che ci salta alla gola quando ci guardiamo dentro, DIECI è l'amore che urla perchè non vuol più stare dentro di noi, perchè è nocivo, velenoso, malato e pazzo. E ci ucciderà. DIECI è la paura di vedere tutto questo in chi amiamo e non avere più mani o gambe o parole, e forse ed energie per tentare anche solo con la volontà dei folli di rimediare.



Ho scoperto invece che ci sono interpretazioni diverse:
UNO: Davide è solo
DUE: Batiza e Minuto sono insieme
DIECI: è il numero dei combattenti.


In fondo mi convince anche questa. Perchè devo sempre complicarmi l'esistenza?


Paola Barbato - Mani nude
in: facts
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Commenti
#1    01 Luglio 2008 - 07:37
 
Appena letto il libro avevo pensato solamente alla seconda spiegazione, ma la valutazione del dolore... è davvero una motivazione bella e profonda per i nomi dei capitoli.
utente anonimo

#2    01 Luglio 2008 - 21:31
 
Sarò tardo, ma io non avevo pensato a nessuno dei due. Ho chiesto a Susy, che mi ha detto la seconda interpretazione :-)
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Giuliano652

#3    02 Luglio 2008 - 13:47
 
Io, in effetti, avevo banalmente pensato ad una semplice variante stilistica arguta, per la quale il terzo macro-capitolo s'intitola DIECI anzichè TRE in onore del voto massimo nella scala di Minuto e Batiza.
Nessun conteggio dei personaggi principali per blocco, nè vere e proprie valutazioni del tipo di dolore inflitto e subito.
Ma il fatto che questa scelta abbia comunque suscitato entusiasmi ed interpretazioni significa che può essere caricata di molteplici significati, perciò è decisamente ancora più felice.
Ad occhio e croce, direi un dieci.
("Ma no, è un nove. Massimo nove e mezzo...")

Giangidoe
utente anonimo

#4    02 Luglio 2008 - 23:19
 
Condivido appieno la tua prima risposta razionale sulle tre gradazioni del dolore, condita dalla tua voce: http://www.youtube.com:80/watch?v=3tm_lrqGbMk

V.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente pfSPLEEN

#5    08 Luglio 2008 - 09:36
 
i titoli dei capitoli e la loro motivazione erano stati uno degli argomenti discussi insieme al mio ragazzo dopo che entrambi avevamo letto il libro: io avevo dato la prima interpretazione, lui la seconda. ed è bello ed interesasnte scoprire che in effetti sono entrambe valide, anche se tu avevi pensato solo a quella "del dolore", mentre la seconda è in un certo senso "venuta fuori da sola"... questo a mio parere rende la scelta dei nomi ancora più solida, e le dà un valore aggiunto, perché come forse tutti gli avvenimenti del libro - nonché la realtà di tutti i giorni! - può essere guardata da due punti di vista, diversi eppure entrambi validi... ancora l'ambiguità che tanto amo nelle storie, e che tu sai trattare così bene...!
Gea
utente anonimo

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