sabato, 16 agosto 2008 - 22:07
Era stato chiaro da subito che non sarebbe sceso da solo da quel ring. Ed era stato altrettanto chiaro che chi rimaneva lì dentro finiva sul trabiccolo del Memente. Minuto aveva sprecato un massimo di quattro secondi di immobilità prima di dire: «Il Creolo».
E Batiza si era buttato giù senza nemmeno valutare l’altezza, addosso al Guardiano che rinculava, alzava il braccio ma non abbastanza in fretta da non farselo spezzare. E la pistola cadeva a terra. Batiza l’aveva guardata, ma pure in quella situazione non aveva avuto il coraggio di toccarla. La mano di Minuto era volata rasoterra a raccoglierla e senza nemmeno prendere la mira l’aveva alzata e aveva colpito nel centro della testa l’uomo grassotto. C’erano state delle grida e un momento di panico. L’uomo aveva preso per mano Batiza appoggiandogli il manico appiccicoso del coltello all’interno del palmo. C’erano stati diversi spari ma la corsa dei due attraverso la folla, in mezzo alla folla, calpestando chiunque li rallentasse troppo, era continuata. Minuto davanti e Batiza dietro. L’uomo non si dirigeva verso una delle uscite, puntava uno Scagnozzo che apparteneva all’Organizzazione rivale. Gli si buttò addosso e in perfetta simbiosi lo stesso fece Batiza, le loro mani strette intorno al serramanico fecero il resto. Lasciarono il coltello insieme al cadavere dell’uomo e Minuto infilò nelle braghe cinesi di Batiza una seconda pistola fredda e pesantissima. Passarono dagli spogliatoi sentendo voci confuse, impastate, distanti, che li seguivano. Correvano verso una porta antipanico.
«Ora io la apro. Lì dietro se siamo fortunati ce n’è solo uno, se hanno sentito gli spari di solito il secondo corre verso l’ingresso. Ma se sono due spari tu al secondo. Capito?»
«No.»
«Io apro, sparo al primo e tu spari al secondo.»
Batiza scattò, ignorando l’ordine, troppo giovane e veloce perché Minuto potesse raggiungerlo, diede una spallata alla porta antipanico e si buttò a terra. Sentì il rumore dell’esplosione e qualcosa che gli schizzava a fianco. Poi un secondo sparo sordo. E le mani di Minuto a raccattarlo da terra.
«Sei un maledetto testone!»
«Io non sparo, io non so sparare, Minuto, io non sparo!»
«Corri! Sai almeno correre?»
Così si buttarono in un campo di sterpaglie, bassi, mezzi nudi, uno scalzo. E dietro voci e luci, ma poi…
… poi…
poi una sirena.
E la risata. La prima vera risata forte, trionfale di Minuto. L’uomo correva a torso nudo con due pistole in mano, sangue non suo dappertutto, felice perché qualche cittadino zelante aveva riconosciuto la differenza tra un petardo e uno sparo. E aveva chiamato la polizia.









