martedì, 09 dicembre 2008 - 09:37
it.youtube.com/watch
Per ora Splinder non mi lascia fare altro. Vedrò di setacciare le varie modalità per postare il video anche qui. E poi ci sarà tanto da dire. E per iniziare...
"MANI NUDE" HA VINTO IL PREMIO SCERBANENCO!!!
martedì, 02 dicembre 2008 - 19:17
Lo so da pochi giorni, ancora non me ne capacito, so di non avere possibilità di vittoria, ma essere nella CINQUINA dei migliori gialli/thriller/noir usciti in Italia nel 2008 è un motivo ENORNE di orgoglio. Soprattutto per le miriadi di motivazioni contenute in questo blog. E' stata la giuria a portarmici (8 voti popolari, e io manco sapevo che c'era la possibilità di votare) e tanto mi basta. Sarà una bella serata, soprattutto perchè, nuvole fantozziane permettendo, verrà trasmesso lì, a Courmayeur, in prima assoluta il booktrailer. Potevo chiedere di più? Quindi godetevi le mezze verità di Minuto, Rafaelo e Annalisa. A volto semi-coperto, ma stanno arrivando!!!



domenica, 01 giugno 2008 - 02:16
Grande.
Il bagno era stato piastrellato di recente, i sanitari erano nuovi e perfettamente puliti. C’era un buon odore di detergente al limone. L’ambiente era assolutamente anonimo, nessun oggetto messo a disposizione comune, nemmeno la carta igienica. Chi andava in bagno ci arrivava con il proprio asciugamano, lo spazzolino, il dentifricio, il rasoio, e tutto quanto. Quando ne usciva lo lasciava pulito e in ordine, esattamente come lo aveva trovato. Batiza ci era entrato con tutto il suo bagaglio e aveva tirato la porta scorrevole che non si poteva chiudere a chiave. Poi si era voltato e l’aveva visto.
Grande.
Uno specchio intero, enorme, a parete. Impietosamente illuminato, nel caso qualcuno sperasse in giochi d’ombre per non vedersi i difetti. In un anno e mezzo di prigionia Batiza si era visto riflesso solo nello specchietto portatile dello Scantinato, in quello del barbiere e nei vetri delle automobili oppure di qualche finestra davanti alla quale transitava veloce per recarsi all’incontro. Sapeva di essere cambiato, si vedeva gambe, braccia, petto e quando si lavava si rendeva conto di aver bisogno di più tempo e una maggior quantità di sapone. Però lo stesso non era pronto.
Grande.
Si era alzato, e anche di questo si era reso conto dai vestiti. Ora era alto un metro e ottantotto, forse ottantanove. Aveva guadagnato una misura di piede, adesso calzava il 47. Ma la barba stentava ancora a crescere e quindi si aspettava che la faccia… Il corpo d’accordo, il corpo era diverso, ma la faccia…
Sono diventato grande.
Le guance avevano perso ogni rotondità, ora erano lisce, tese, come se si fossero ispessite. La bocca aveva la stessa forma, ma non era più carnosa, quella posa a bronzetto era del tutto scomparsa. Ma la cosa cambiata in maniera impressionante erano gli occhi. Il taglio leggermente a mandorla ora era sottolineato da leggerissime borse che gli rendevano lo sguardo intenso. Ecco, lo sguardo. Il colore sempre azzurro, sì, ma quello che c’era dietro, quello che c’era dentro? Quell’uomo che c’era nei suoi occhi da dove era entrato? Batiza appoggiò a terra sacchetto e biancheria e cominciò lentamente a spogliarsi senza perdersi d’occhio. I pettorali segnati ma non troppo pronunciati, le braccia tornite, gli addominali visibili ma eleganti. Il pene, anche quello gli sembrava diverso. Si passò una mano tra i capelli e osservò la sua immagine fare altrettanto.
Sono grande. Sono un uomo.
Esitò. Poi si sorrise. E fu un’esplosione di bianco.
Sono un uomo. E sono bellissimo.
Zeus lo sentì ridere oltre la porta. E lui, che sapeva tutto, rise insieme al ragazzo.
giovedì, 29 maggio 2008 - 17:34
Paola Barbato Mani Nude Romanzo Rizzoli Batiza Minuto scritti tutti in fila per la gioia dei crawler di Google. Che cosa cretina. ma la faccio. Ah, il post è qui sotto.
Onde evitare inutili congetture e speculazioni in merito, sono andata a frugare nella mail.
Allora: il 20 settembre 2007 alle ore 15.28 inviavo al mio editor in seconda una mail contenente le seguenti righe. Ora: io non so esattamente chi frequenti questo blog, e quindi, nell'eventualità passasse di qui un ignaro che non ha letto nulla di "Mani Nude", il seguente riassunto, le famigerate 13 righe inviate ai grafici, lo metto nero su nero, così chi non vuole spoiler va oltre.
Davide, 16 anni, un ragazzo come tanti, viene rapito a un rave party da un gruppo malavitoso che organizza combattimenti clandestini. Assunto il nome di battaglia di “Batiza”, prima viene costretto a uccidere, poi impara a farlo, poi si abitua e infine scopre il piacere della morte. Rotto ogni legame con il mondo esterno si lega a filo doppio con il suo addestratore, Minuto, ex-killer in pensione. Quando Minuto tradisce l’organizzazione e viene anch’egli costretto a combattere i due riescono a fuggire insieme. Ma il mondo esterno non li riaccoglie, non hanno più un ruolo. Batiza non riesce a smettere di uccidere, è la sola cosa che è capace di fare, il suo unico talento. Quando Minuto improvvisamente scompare il ragazzo è allo sbando, l’unica strada che vede per sé è quella di rientrare nell’organizzazione, tornare a combattere. Gli propongono di partecipare all’avvenimento-attrazione che vede dieci combattenti chiusi in uno spazio da cui uno solo uscirà vivo, acquisendo il diritto a una libertà parziale e un ruolo nell’organizzazione. Ma in questo “torneo” scopre che è stato inserito anche Minuto. Resteranno gli ultimi due.
P.S.
All'epoca avevo scritto MENO di 100 pagine!!!
lunedì, 26 maggio 2008 - 14:05
E' nato un nuovo blog, attualmente nudo come un verme a questo indirizzo:
http://recensioniamaninude.splinder.com
Con calma e sangue freddo comincerò a caricare lì come qui tutte le recensioni avute dal mio libro. Quelle della critica ufficiale e quelle della critica sul web. Ma, visto che "Mani Nude" è stato quasi totalmente ignorato dalla critica, al grido di "potere al popolo" invito tutti colori che volessero scrivere una recensione (breve, lunga, anonima, firmata...) al libro a inviarla a
recensioniamaninude@gmail.com
e magari a pubblicarla sul proprio blog, se ce l'hanno. Questo spazio è aperto anche a chi volesse, che ne so, creare una copertina oppure suggerire immagini per copertine (con la sola avvertenza di mettere il titolo del libro e di NON mettere il marchio Rizzoli).
Oh, lo so. Suona ossessivo, vero? Ma lo ribadisco: non vi sto chiedendo di comprare il libro. Chiedo a chi lo ha letto (per fare il nome di due amici: Sergio e Vincenzo, che hanno già scritto una recensione e un commento sui loro blog) di scrivere la SUA recensione e di mandarmela. Io la pubblicherò nella forma che crederanno, con nickname o nome e cognome, senza intervenire sul testo, ovviamente censurerò solo parolacce eccessive o cose non pertinenti. Ma di fatto anche una stroncatura senza speranza verrà pubblicata. Insieme alle recensioni "ufficiali", che a questo punto "pari sono".
E soprattutto: se il problema è il prezzo del libro (un suggerimento a chi lo vuole comprare lo stesso è di prenderlo negli ipermercati, dove è scontato -es: Esselunga € 16,50), fatevelo prestare, e chi lo ha lo presti, se ritiene che sia un buon libro o che possa piacere.
E' OVVIO che io penso sia un buon libro, è OVVIO che a me piace ed è OVVIO che più persone lo comprano più possibilità ho io di guadagnare qualcosa e di poterne scrivere ancora. Ma qui non si parla di me, si parla del libro. E il libro ha una sua dignità, e non appartiene a me, appartiene a chiunque lo legga.
Quindi fuoco alle polveri, spero di poter far nascere un blog di recensioni che dimostri che non è vero che la gente non ha niente da dire!
E ora torniamo in tema su questo blog. Minuto ci aspetta.
mercoledì, 21 maggio 2008 - 11:03
Mi stanno cercando.
Polizia, telegiornali, suo padre in tv, sua madre incatenata da qualche parte come quella di un ragazzo che avevano rapito quando lui non era ancora nato, “Chi l’ha visto?”, i manifestini per le strade e i cani da fiuto. I cani. I cani, sì. Stava andando così, ne era sicuro, lui non aveva bisogno delle persone lì dentro, lui non aveva bisogno di Rafaelo, c’era tutto il mondo là fuori ad aspettarlo.
Mi stanno cercando. E mi troveranno.
martedì, 20 maggio 2008 - 20:26
C'è molto da dire, perchè molto è stato riversato nelle 450 pagine del romanzo, in diversi mesi di lavoro e di estenuanti viaggi in macchina. Scriverò delle musiche che hanno accompagnato ogni parola, scriverò dei personaggi, dei tre capitoli che tre non sono, scriverò dei temi trattati, tanti, strato dopo strato come una cipolla, che volendo potrebbe essere infinita, parlerò di metafore e analogie, di nomi e di facce, di luoghi veri e immaginari, posterò copertine vere e una inventata, racconterò della faida finale per strappare un titolo...
Ma mettendomi una mano sulla coscienza non posso indugiare oltre prima di dare spazio al protagonista. Davide Bergamaschi, sedici anni, prodotto inappuntabile della Torino-bene, una Torino mai nominata ma presente, riconoscibile per chi la conosce. Davide Bergamaschi è il protagonista di questo libro, ma anche Batiza lo è. E pur essendo la stessa persona, pur sovrapponendosi per un certo numero di pagine, ciascuno dei due merita uno spazio proprio.
Così, per introdurre Davide, ancora prima di parlare di lui, di citare una frase che lo descriva, devo confessare che sì, Davide Bergamaschi esiste. Si chiamava Andrea e dove sia ora non lo so, quando l'ho frequentato era il 1993 e lui aveva 12 anni. Ero la sua insegnante di sostegno. In realtà non ne aveva bisogno, ma la madre usciva spesso e non se la sentiva ancora di lasciarlo solo, questo ragazzino ancora piccolo, paffuto, con un velo di lentiggini e gli occhi a mandorla, stretto come una morsa nelle regole ferree di casa. Io arrivavo e la madre partiva. Dopo di che lui faceva i compiti e io disegnavo fumetti. Sul serio. Facevamo degli strappi alla regola, lui del mondo conosceva casa, scuola, case di amici, vacanze glamour, la palestra del basket. E io sorridevo di questa passione, lui così piccolo e rotondo, con quell'aria da castoro ad affannarsi dietro un pallone. Ciò che lo affascinava era invece l'esistenza spicciola: la cartoleria, il supermercato, la copisteria. Così, quando aveva finito i compiti, dopo avermi pregato con la voce di Fantozzi di fargli un toast con una sottiletta (era sempre a dieta e un paio di volte gli ho fatto un toast con tutti i crismi e vaffanculo), chiedeva supplichevole se non avevo commissioni da fare. Sulla mia AX rossa me lo sono portato da ferramenta, tabaccai, discount, mercerie, e per lui tutto era meraviglioso e nuovo e camminava di fianco a me senza toccare niente, senza voler comprare niente, quasi in religioso silenzio. L'anno dopo la madre mi disse che era l'ultimo in cui sarei andata da loro, dopo sAndrea sarebbe passato al liceo e una baby-sitter non l'avrebbe più accettata. Lo lasciai col cuore rotto. Era un bambino. Era ricco, fortunato, aveva buoni amici con cui stava ore al telefono a parlare di cartoni e fare l'imitazione di Fantozzi (metà della sua parlata era quella). Pochi mesi e si sarebbe trovato al Liceo Scientifico. Tra gli adolescenti veri. L'avrebbero massacrato.
Tre anni dopo lavoravo come custode della Galleria Civica. Era estate, faceva caldo e da lontano ho visto subito questo pezzo di figliolo che attraversava la piazza. Ho sempre avuto una certa predisposizione verso i ragazzi giovani, quelli che prima parlano e poi pensano, che sono tutto o niente, sempre o mai. E questo era bellissimo. Alto, possente, abbronzato, biondissimo. E puntava me.
Me?
Sì, puntava me. Era Andrea.
Era andata così: nell'estate tra la 3° media e la 1° liceo Andrea aveva avuto l'alzata. Da palletta lentigginosa era diventato il più alto della classe, e il basket lo aveva aiutato a formare le spalle, a rendere i muscoli tonici. Si era subito messo con la ragazza più bella del liceo e nessuno gli aveva mai torto un capello. Tutti avevano saggiamente deciso di essere in blocco suoi amici. Faceva ancora l'imitazione di Fantozzi. Aveva tutto, assolutamente tutto, e per lui era naturale. Non era cresciuto, rimaneva lo stesso ragazzino, con qualche nozione in più.
Pensai che era stato dannatamente fortunato.
Ma se anche Andrea è la base di Davide, non lo è tutto. L'anno lo ricordo, era il 2005. Lucca. Dopo una conferenza mi sono attardata fuori dalla tensostruttura con alcuni ragazzi (odio la parola fan, è così spocchiosa). Mi piacevano, la loro deferenza era fuori luogo, ma erano talmente carini che decisi di raccontar loro il vero finale di una fantomatica storia. Quasi subito mi sono resa conto che l'occhio mi scappava verso uno alla mia sinistra, un biondino con degli occhi incredibili. Non avrei saputo dargli un'età, sembrava giovanissimo, probabilmente aveva una ventina d'anni. Era magro magro, il viso angelico, gli occhi profondi di chi, se lo voleva, ti ribaltava come un calzino. Dopo mi dissero che lavorava per un sito web, eppue non tradì la mia fiducia e quel finale resta ancora segreto. Cercavo di non guardarlo perchè allora, esattamente in quell'anno, in quella giornata di sole lucchese, era l'essere più bello che avessi mai visto. Pensai al potere che aveva. Una bellezza simile porta con sè una traccia di potere altamente infiammabile. Forse lui non lo sapeva, spesso i belli non sono consapevoli. L'ho rivisto l'anno scorso e anche quest'anno, ora ci conosciamo, si chiama Giovanni e ci ritroviamo a ogni manifestazione. E' ancora bello (e ancora magro), ma ha perso quell'alone di perfezione che tre anni fa lo illuminava. Andrea e Giovanni sono rimasti stivati nella mia memoria, in due compartimenti vicini. Pronti a fondersi in un unico personaggio che avrebbe avuto solo il meglio di entrambi.
lunedì, 19 maggio 2008 - 21:38
Davide Bergamaschi. Occhi da bambino, corpo da adulto, forte come lo si è solo a sedici anni. Di fronte a lui un uomo anziano, disincantato, stanco, pericoloso. In mezzo a centinaia di persone che ballano, bevono e festeggiano, i due si incontrano. E le loro esistenze cambiano. Il ragazzo viene rapito, scaraventato a forza nel mondo delle lotte clandestine, costretto a versare sangue per rimanere vivo, a crescere rapidamente per riuscire a sopportare tanta violenza. L’uomo, il suo rapitore, vede invece in lui il potenziale di un combattente diverso da tutti gli altri, come non se ne vede da tempo, e forse anche qualcos’altro, una sorta di erede a cui trasmettere la sua conoscenza, i suoi valori e le sue personalissime leggi morali. In un mondo dove tutte le regole vengono sovvertite in nome della morte e del denaro, le loro solitudini si incontrano. Davide abbandonerà la propria identità per trasformarsi in Batiza, il più feroce dei combattenti. Il suo maestro gli insegnerà a uccidere ma soprattutto a sopravvivere. Quando per entrambi quella vita diventerà insopportabile, uniranno le forze alla ricerca di un riscatto. Il secondo romanzo di Paola Barbato, che si conferma come la più esuberante creatrice italiana di incubi, è l’educazione alla violenza di un moderno gladiatore in un inferno popolato da sadici con il colletto bianco, il ritratto di una realtà sommersa che nessuno ha mai osato raccontare.
lunedì, 19 maggio 2008 - 21:36
Centinaia di persone scompaiono nel nulla ogni anno. Alcuni di loro tornano a casa spontaneamente, altri vengono rintracciati dalle forze dell’ordine, di altri ancora si ritrova solo il corpo. Davide Bergamaschi non farà parte di nessuna di queste categorie. Rapito a un rave party dove festeggiava il suo sedicesimo compleanno, finisce nel giro dei combattimenti clandestino all’ultimo sangue: uccidi o vieni ucciso. Poco più che un bambino, Davide si trova a dover compiere una scelta più grande di lui, e l’istinto di sopravvivenza ha la meglio. Dopo 1440 giorni d’inferno, un centinaio di morti sulle spalle e la perdita di ogni inibizione e moralità, di Davide non resterà nulla e al suo posto sarà nato Batiza. Ma la trasformazione da innocente ragazzino di buona famiglia a feroce assassino è davvero irreversibile? Il secondo romanzo di Paola Barbato, che si conferma come la più esuberante creatrice italiana di incubi, è l’educazione alla violenza di un moderno gladiatore in un inferno popolato da sadici con il colletto bianco, il ritratto di una realtà sommersa che nessuno ha mai osato raccontare.
lunedì, 19 maggio 2008 - 21:35
Davide Bergamaschi, biondo, occhi azzurri, sorriso angelico, è un bambino in un corpo da adulto. Sedici anni appena compiuti, capitano della squadra di basket, figlio modello. Un’unica trasgressione: la notte del suo compleanno partecipa di nascosto a un rave party con alcuni amici. E’ sufficiente. Infiltrati tra i giovani ci sono alcuni membri di un’organizzazione malavitosa. Birra, fumo, stordimento lo rendono una preda facile. Davide viene rapito, chiuso in un bagagliaio e trasportato lontano, lontanissimo. Verrà liberato solo per dare inizio alla sua nuova vita: quella di combattere negli incontri clandestini all’ultimo sangue. Da principio il ragazzo non vuole, si ribella, lotta solo per difendersi, non ha scelta. Poi, in quell’inferno, una figura gli viene in aiuto, spinta forse dall’interesse, forse dalla curiosità. Il suo rapitore decide di allenarlo, di farne una gallina dalle uova d’oro. E gli insegna come la prigionia, la violenza e la morte possano diventare accettabili, persino normali. Passo dopo passo Davide perde ogni contatto con la realtà così come l’aveva conosciuta. Ogni incontro lo spinge a perdere tutte le inibizioni, ogni morto in più sull’anima a dimenticare chi fosse, come fosse e perché. Dalle ceneri di Davide nasce Batiza. Il secondo romanzo di Paola Barbato, che si conferma come la più esuberante creatrice italiana di incubi, è l’educazione alla violenza di un moderno gladiatore in un inferno popolato da sadici con il colletto bianco, il ritratto di una realtà sommersa che nessuno ha mai osato raccontare.