lunedì, 11 agosto 2008 - 14:28
Più il tempo passa e più io sento dire cose bizzarre su questo romanzo. "Reazionario" è l'ultima. Addirittura c'è stato chi mi ha fatto un parallelo con "Gomorra" (su che base non si sa). Quando faccio gli incontri col pubblico sono sempre molto chiara, quasi didascalica, su quali fossero i temi che volevo trattare:
LA NORMALITA': che cos'è "normale"? Per un cacciatore è normale sparare agli uccellini, io se ne vedo uno che lo fa prima urlo, poi mi sento male e poi probabilmente infrangerei qualche legge del codice civile o penale. Per i contadini è normale tirare il collo alle galline. Per un signore trentino che conosco è normale allevare caprette, dar loro un nome, coccolarle, vezzeggiarle e un giorno sventrarle per mangiarsele. Per Giovanni Brusca era normale sciogliere la gente nell'acido. Per molti malavitosi (soprattutto quelli appartenenti alle cosche) è normale fare una pennichella, cenare, mettersi il casco integrale, prendere la pistola, arrivare davanti a un bar, sparare a chi si deve sparare e poi tornare a casa e guardarsi la tv. Il concetto di "normalità" varia a seconda di ciò che è il nostro quotidiano, e qui passiamo al secondo tema.
LA CATTIVITA': "L'isola dei famosi" insegna che un uomo tolto dal suo habitat naturale cambia. Alcuni si adattano, altri danno il peggio di sé stessi (questi sono la maggioranza). Il livello di adattabilità da cosa dipende? Dall'età? Secondo "Il signore delle mosche" direi di no. Dall'intelligenza, dal livello culturale? Dalla dose di istinto, da quella parte ferina racchiusa in noi? Davide si adatta perchè è un bamboccione, perchè non è un adulto e non è più un bambino, perchè è buono di fondo, perchè vuole facilmente bene e si fa facilmente voler bene. Davide è un'anima semplice e questo gli consente di accettare le cose per quelle che sono.
LE REGOLE: che la società non funzioni è un fatto. Che ma mafia funzioni è altrettanto un fatto. Ogni organizzazione malavitosa ha regole ferree. Vero è che chi sgarra non fa una bella fine, e sarà forse questo, oppure sarà dell'altro, ma in sostanza il succo è che nella malavita le regole si rispettano e le cose funzionano, magari non come un orologio ma funzionano. Mi ci interrogo spesso. La mafia funziona. A modo loro il Fascismo e il Nazismo hanno funzionato. Il Comunismo in Cina mi sembra ancora reggere bene. La costrizione paga, la libertà, nemmeno quella fittizia no. Alla fine, tolto quel dettaglio dei combattimenti, che cosa mancava ai lottatori per essere felici? La tv?
I RIFERIMENTI: tema spinosetto. Era Conrad quello delle anatre? Non importa. Un pulcino segue sempre la prima figura che vede muoversi. La segue e la imita. Ciascuno di noi ha un riferimento, e a una certa età il tipo di riferimento è cruciale. Chi ha il culo di incontrare un professore da "Attimo fuggente" probabilmente avrà la strada spianata. Chi trova un prete attivista anche (non parlo di preti che stanno in parrocchia, parlo di quelli che ti portano in giro a dar da mangiare nelle mense oppure a dare una mano nei centri d'accoglienza). Chi ha un fratello maggiore figo che si prende la briga di indicarti la vita ha fatto bingo. Non a tutti va bene. Il bulletto del quartiere, un padre violento o semplicemente rigido, distante, un professore stronzo che odia il suo lavoro e la sua materia... Non sono moralismi, sarebbe carino poter credere che uno si voglia fottere la vita per scelta, ma invece la piega che prendiamo deriva sempre da un riferimento. E ciascuno ce l'ha, anche chi non ce l'ha. Scova il riferimento dei tuoi 14, 15, 16 anni e capirai chi sei e perchè lo sei. E' la natura umana, e funziona così.
domenica, 01 giugno 2008 - 02:40
Barbato Batiza Mani Minuto Nude Paola Rizzoli Romanzo. Stupidi crawlers.
In una recensione è stato sottolineato come suoni strano il tema della bellezza in un libro come questo. La bellezza, salvo rare eccezioni come "Il ritratto di Dorian Gray", è un tema considerato "leggero", e ha lo scopo di ingentilire qualsiasi testo. La bellezza nella bruttura del "mondo a parte" che ho descritto ci sta come i cavoli a merenda. Apparentemente. Cosa spinge Minuto a scegliere Davide Bergamaschi, ragazzotto della Torino-bene in mezzo a una marea di gente? Cosa lo colpisce subito? La corporatura, il fatto che Davide è alto e svetta sui suoi compagni? La giovinezza e l'idea di forza e vitalità che trasmette? Forse anche quell'atteggiamento incerto di chi è fuori luogo, fuori dal suo ambiente, fuor d'acqua e così via? Certamente ognuno di questi elementi. Ma se qualcosa di vivo era rimasto nell'animo ormai indurito di Minuto, quella cosa si chiamava curiosità. E la curiosità viene risvegliata dalla bellezza di Davide. Che non viene scelto per diventare un combattente, viene scelto come capro espiatorio, carne da macello, un bene usa-e-getta. Le cose andranno diversamente. E allora Minuto, il solo che VEDE Davide con il viso tumefatto e sporco di sangue dopo la sua prima esperienza di morte, forse ha la grande intuizione. Un combattente forte, invincibile, superiore agli altri perchè perfetto, immacolato nel fisico e nella mente. Un angelo vendicatore. Il valore aggiunto della perversione. Perchè Minuto è un mercante di morte, e non in senso lato, ma non per questo è la figura peggiore di tutte. Ci sono i clienti. E per i lavori speciali i clienti chiedono sempre solo due nomi: Batiza e Fester. L'angelo e il mostro. Il ragazzino della porta accanto, che si muove in uno svolazzo di pantaloni immacolati e di una casacca lunga come la tunica dei santi. Il gigante deturpato, quasi analfabeta, animale nei movimenti, costretto in abiti da straccione, brutale nei gesti tanto quanto è delicato nel curare la sua piccola collezione privata. Uno schiavo della sua bellezza come l'altro della sua mostruosità, al punto da renderli uguali. Perchè cosa suscita più orrore ed eccitazione? Vedere un'innocente soccombere sotto i colpi della bellezza o della mostruosità? E no, non c'è nessun errore di battitura...
mercoledì, 28 maggio 2008 - 12:51
E’ istintivo e naturale dividere i personaggi di un romanzo in buoni e cattivi. Lo è per lo scrittore e lo è quasi sempre anche per il lettore. Anche nei romanzi dove potenzialmente tutti sono buoni o tutti sono cattivi questo avviene sempre. L’errore sta nel voler dare ai personaggi CARATTERISTICHE DI PERSONALITA' buone o cattive. Il mio procedimento è stato più semplice: ho costruito un’ambientazione in cui giocoforza ogni personaggio era negativo, dal punto di vista morale o materiale.
I combattenti uccidono, anche se forzati. Potrebbero immolarsi come Ghandi, invece per sopravvivere combattono e uccidono. Sono negativi.
I loro carcerieri sono malavitosi, spesso assassini, che lucrano su questi combattimenti. Sono negativi.
Il pubblico che assiste e scommette sulla vittoria di questo o di quest’altro gioca con la morte e si diverte a vedere uno spettacolo così mostruoso. Sono negativi.
Una fetta di pubblico si eccita sessualmente di fronte alla morte e alla violenza. Sono negativi.
Fine.
Per 306 pagine non possiamo, in coscienza, considerare nessun personaggio positivo, proprio nessuno. Ed è lì che invece scatta la vera differenziazione tra di loro. E’ lì che emergono le personalità. Tra i due Guardiani principali Bruno, quello burbero, in fondo è abbastanza disponibile. Claudio, quello laureato e finito in disgrazia è antipatico. Una volta privati di un VALORE ASSOLUTO come personaggi, e quindi di un colore, bianco o nero, emergono i dettagli umani. E’ Bruno il primo a mostrare, con un gesto accennato, la prima arma vera e propria. E’ Bruno il primo a estrarla e a uccidere. Eppure quando lo fa il gesto ci pare naturale, meccanico, privo quasi di pathos. Quando la pistola la estrae Claudio abbiamo paura: perché Claudio è pieno di malanimo, Claudio è incazzato perché la vita non gli è andata come voleva, Claudio ce l’ha con i cani a cui deve badare, Claudio si sente superiore alla feccia con cui è mescolato, Claudio vuole essere considerato un maestro, un professore, e viene deriso da tutti, anche da Batiza, l’intoccabile Batiza pupillo di Minuto. Nel momento in cui Claudio estrae la pistola l’istinto del lettore scatta. Perché il messaggio è filtrato: in un mondo dove tutti sono personaggi negativi, lui è un cattivo. Non che Bruno sia buono, ma Bruno esegue gli ordini, Claudio punta la pistola perché la pistola gli prude, punta la pistola per la sua laurea che è carta straccia, punta la pistola perché nessuno tiene a lui come Minuto tiene a Batiza.
Claudio è qualsiasi impiegato statale che pensa che sarebbe dovuto diventare avvocato. E che incolpa il mondo e non sé stesso se non lo è diventato.
Claudio è chiunque odi il suo lavoro perchè ritiene che lo sminuisca, odi i suoi colleghi con la terza media o al limite il diploma in ragioneria, i Claudio non vengono invitati alle cene d’ufficio, i Claudio pensano di essere vittime di un fato avverso e ingiusto.
A volte un Claudio esce di casa con la pistola del nonno e fa una strage in ufficio.
O in banca.
O all’ufficio postale.
Credete davvero che io abbia scritto SOLO un libro sui combattimenti?